Quanno nascette Ninno, dopo Franco Tiano: il cantore Daniele Marrazzo ripercorre le note alfonsiane che tracciano il suo passato

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Intervista al figlio di questa fertile terra che prende il nome di Pagani.

di Marco Visconti

Daniele Marrazzo, cantore e ballerino della tradizione paganese, figlio autentico di questa terra, ha riproposto la celebre canzone alfonsiana Quanno nascette Ninno insieme alla Compagnia Paganese. Un canto che affonda le radici nella devozione popolare e che, attraverso la lingua e la musicalità della tradizione, racconta la nascita di Cristo con semplicità e profonda spiritualità. In questa interpretazione, la bellezza del Natale si intreccia intimamente a quella personale dell’artista, evocando ricordi carichi di nostalgia, legati a quando, proprio in questo periodo dell’anno, ereditava nel presepe vivente il ruolo del “pastore” che, alla fine della manifestazione “I cortili della memoria”, cantava la canzone liguorina.  Un ruolo, quello del “pastore”, che per anni fu del compianto Franco Tiano. Su queste note dense di memoria e sentimento abbiamo aperto l’intervista a Daniele Marrazzo.

Perché è nata l’esigenza di cantare sulle note di Sant’Alfonso Maria de Liguori?

«Non c’è stata un’esigenza vera e propria, è stata più una questione personale. Per circa otto anni ho ereditato il ruolo del “pastore”, che per anni era stato di un “mostro sacro” come Francesco Tiano, dal 1987 al 2000, all’interno del presepe vivente di Pagani durante la manifestazione de “I cortili della memoria”. Poi, vari cambi al vertice non hanno più gradito la mia presenza in quella storica manifestazione, tagliandomi praticamente fuori. In questi anni non è mai mancato il supporto di tutti i ragazzi che hanno sempre lavorato con me, e quindi riproporre questo brano era un dovere nei loro confronti, perché hanno sempre creduto in me in modo imprescindibile. Inoltre, era una dedica particolare a mio papà, mancato proprio nel periodo natalizio».

Quando canti questa canzone, quali emozioni percepisci?

«Le emozioni sono davvero inspiegabili. Posso dirti che, più che cantare, questo è un pezzo che ho sempre cercato di interpretare, per trasmettere a chi mi ascolta non solo una musica e un testo scritto, ma un vero e proprio messaggio di pace e serenità».

Tu sei uno dei pilastri della musica folcloristica paganese: quando e cosa ti ha portato a seguire la tradizione musicale paganese?

«Diciamo che ho iniziato ormai nel lontano ’99, tramite un corso a scuola con Ermanno Pastore, che mi ha insegnato a suonare la tammorra. Giunti alla fine del corso, lui vide in me le doti del “tammorraro” e del cantore e mi portò per la prima volta a “’ncasa Califano”, dove mi presentò il grande Franco. Negli anni è nato un rapporto davvero stretto con lui, fino ai suoi ultimi giorni, e lo ringrazierò sempre per avermi insegnato a stare nella tradizione».

Si parla spesso, forse più prima che ora, di eredi di Franco Tiano del folklore paganese. Cos’è stato per te questo monumento della voce paganese?

«Franco per me sarà sempre il principe indiscusso della tradizione paganese. Lui è stato davvero un “sacerdote” della tradizione. La festa di cui oggi tutti noi godiamo deve tanto al suo impegno e alla sua figura; anzi, mi rammarico che ancora oggi questa città non gli tributi il giusto valore storico. Per quanto riguarda gli “eredi”, penso che in tanti, come me, discendiamo dalla sua scuola, ma lui resterà sempre unico e inarrivabile».

Pagani è anche questo: arte, musica, Sant’Alfonso, la Madonna delle Galline. Cosa ti dona Pagani così tanto da esternare impulsi musicali nuovi?

«Come diceva Louis Conforti, storico capo ultras degli anni ’70: “Pagani è mamma”. Sono consapevole delle difficoltà che questa città propone, ma con Pagani ho davvero un legame viscerale. Ancora oggi, dopo tanti anni, ad ogni spettacolo che propongo in città riesco ad emozionarmi e, prima di esibirmi, la tensione è alle stelle, come se fosse la prima volta. La nostra città, nel bene e nel male, ha dato impulso a un nuovo lavoro che abbiamo appena presentato, dal nome Carmen: una raccolta di canti sacri popolari dedicati alla Vergine del Carmelo».

La Compagnia Paganese: quando e perché nasce?

«La Compagnia Paganese nasce nel 2021 e già dal nome dà l’impronta e il connubio che ci lega alla nostra città, con l’obiettivo di portare in giro il nome di Pagani il più lontano possibile».

I giovani e la musica: quanti sono i membri che fanno parte della Compagnia?

«Oggi la Compagnia si presenta con sei elementi. Dico sempre che io, essendo il “frontman”, sono quello che ci mette la faccia, ma dietro c’è davvero un gruppo di amici prima di tutto e poi di grandi musicisti.I nostri successi sono in gran parte merito di musicisti eccezionali come Emilio Teofrasto, cofondatore del gruppo, un talento davvero impressionante alle percussioni, e Giovanni Tortora, appena maggiorenne ma che non ha nulla da invidiare ai veterani della musica».

Quali insegnamenti puoi trarre dalla Compagnia?

«Io non insegno nulla a loro, anzi è il contrario: sono loro che hanno insegnato a me tutto ciò che oggi è in mia conoscenza. Io nasco dal “cerchio”, dalle tammurriate spontanee fatte nelle corti, per strada, tra contadini, come si faceva una volta. Non ho avuto la fortuna di studiare musica, sono autodidatta, e devo ringraziare davvero questi ragazzi, in particolare Emilio che, da grande musicista qual è, ancora oggi mi bacchetta e mi mette in riga ogni qual volta esce fuori la mia anima “gitana”, per farmi crescere ancora di più».

La tua passione viscerale per la musica è stata trasmessa anche a tuo figlio: la tradizione che si tramanda. Com’è nata questa eredità di affetti?

«Non c’è un’eredità di affetti… mi spiego meglio. Francesco ha sempre fatto tutto da solo. È un bambino che a due anni, da autodidatta, ha imparato a suonare la tammorra: giuro che non gli ho mai mostrato nulla. Cerco di fargliela vivere come un gioco, in fondo ha solo cinque anni, ma se, come dice un detto, il buongiorno si vede dal mattino… In questo caso, da papà, posso solo essere orgoglioso, soprattutto perché la sua passione è spontanea. Mi auguro solo che possa coltivarla e io, da genitore, spero di fornirgli gli strumenti giusti per studiare».

In quali luoghi ascolteremo il tuo nuovo pezzo musicale?

«Il nostro nuovo pezzo si chiama ’A Maronn’ ’e Pavan. È il primo brano che ho scritto io stesso e uscirà in occasione della prossima festa: un pezzo che parla della nostra Madonna e della nostra tradizione».