PUNTI DI VISTA: Uno spazio per riflettere: Bauman e la società

0
76

Vivere in una società complessa impone il tentativo di comprendere quali siano i meccanismi che continuamente determinano i nuovi equilibri. Il sociologo polacco Zygmunt Bauman formula un’analisi che traccia la fisionomia di una realtà sociale in cui gli individui risultano essere attori spauriti nello scenario esistente. Ciò che per molti, rappresenta l’occasione epocale per vivere in un mondo nuovo, ricco di opportunità, sconosciute alle generazioni precedenti, per il filosofo- sociologo rappresentano la difficoltà ad adattarsi alle trasformazioni in atto, con conseguenze significative tratteggiate con precisione.

Queste posizioni lo hanno reso inviso alle gerarchie politiche in ascesa ma risultano interessanti le riflessioni che sono in grado di mettere in campo.

Bauman è il primo a introdurre il concetto di “società liquida”, ossia sfuggente; in chimica il termine liquido indica l’impossibilità di quella cosa di preservare la propria forma, così la società odierna risulta incapace di conservare la propria forma che è, per questo motivo, sottoposta a continue sollecitazioni e riadattamenti.

Questi continui assestamenti sono all’origine dell’incertezza dilagante: gli individui sono continuamente esposti ad un processo di riadattamento che impone loro una riformulazione delle competenze apprese fino a quel momento in tutti gli ambiti. Cambiano gli stili di vita, il lavoro, le idee di riferimento lasciano il posto a nuove categorie di significato, alimentando uno stato di inadeguatezza, di impotenza, di abuso della ricchezza e della tecnologia, in una sorta di dipendenza dalla spinta modernizzatrice.

In questa visione, la globalizzazione, con la carica di dinamiche consumistiche forti di cui è portatrice, insieme al crollo delle ideologie, comporta un assoluto spaesamento degli individui, sempre più esposti alle “violenze della società contemporanea”.

Il futuro appare incerto e l’individuo precipita in quella che il filosofo definisce una “stanchezza della catastrofe”, nella quale gli individui, sono schiacciati da forze di cui non capiscono la valenza, in una sorta di inconsapevolezza sulle conseguenze  che le azioni di oggi contribuiscono a delineare.

La tecnologia è uno strumento potente e permette di agire nel tempo e nello spazio in una dimensione non ancora assimilata nell’immaginazione collettiva che necessita di identificare la paura, per poi trovare qualcuno che si dichiari in grado di governarla nel tentativo di esorcizzarla. Secondo Bauman è in questo modo che nasce il populismo e il substrato su cui radicarlo.

Altri studiosi tra cui Marcuse (1898-1979), esponente della Scuola di Francoforte, espressero perplessità sul binomio che vede posti sullo stesso asse, progresso tecnologico ed emancipazione umana. Utile e interessante sarebbe approfondire differenti prospettive per interpretare la società.