Siamo sicuri che serva ancora andare a scuola? L’interrogativo è il tema su cui Paola Mastrocola , ex docente in pensione, scrittrice attenta a raccontare la scuola e il mondo dei ragazzi, costruisce il libro “Togliamo il disturbo” – Saggio sulla libertà di non studiare – edito da Guanda 2011. C’è una provocazione precisa da parte dell’insegnante che sottolinea come la conoscenza e il sapere non rappresentino più la chiave per un miglioramento personale o per l’esercizio di una professione che richieda una qualifica specifica.
Gli studenti, come altre categorie sociali, sono considerati in base alla propensione al consumo e tale visione dei membri della collettività, modifica i comportamenti e gli atteggiamenti adottati per risultare vincenti. Cosa vuol dire studiare? Secondo la Mastrocola, “studiare sarebbe quella cosa che richiede di stare fermo, da solo, a fare qualcosa che non si vede, ma che permette di entrare nelle parole, nella mente da dentro”. Bisognerebbe convincere i giovani che la conoscenza rappresenta la più grande possibilità che l’uomo può esercitare.
L’idea è straordinariamente semplice e altrettanto ardita la sua realizzazione, in una società in cui le famiglie non collocano il sapere e la conoscenza al primo posto dei desideri da perseguire; e la scuola diventa lo specchio di questo modo di intendere la vita. Non c’è spazio per il tempo interiore che dà la felicità mentale, ma si assiste all’eccesso della mostra di sé. Eppure gli studenti mostrano interesse a scuola mentre l’insegnante spiega, ma a casa i libri non si aprono perché la vita è da un’altra parte. La posizione della Mastrocola è chiara e in netta contrapposizione con chi vede nella scuola un limite alla espressione della libertà di sperimentare nuove forme di apprendimento; banditi i compiti a casa, le interrogazioni che richiedono una capacità anche mnemonica, tutto diventa fluttuante.
La docente rincara la dose quando specifica l’esistenza di un malinteso nella concretizzazione dell’idea di democrazia culturale, che non ha favorito l’accesso di tutti all’istruzione come si sperava, ma ha determinato un abbassamento del livello culturale generale. Un campione di studenti iscritti al Liceo, ha evidenziato che il 70% del totale, commette errori di ortografia ed è molto grave perché la conoscenza basata sullo studio richiede rigore e serietà, doti che permetteranno di fare cose molto più grandi.Come realizzare questo cambiamento? La Mastrocola ha le idee molto chiare e non esita ad esporle: una grande scuola dell’obbligo dai 6 ai 15 anni con l’ambizione di fornire una conoscenza certa ed approfondita delle basi culturali. Su questa solida struttura, ognuno potrà scegliere di non continuare gli studi, dedicandosi ad altro con la capacità di approfondire la competenza in quello specifico ambito, eludendo il pressappochismo odierno. Come darle torto!

