PUNTI DI VISTA: Inno alla noia

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La nostra società rigetta qualsiasi situazione nella quale l’inattività, sia fisica che mentale, si palesi inattesa. Inseriti, come automi, in un vortice infinito di operazioni che sollevino dall’inerzia peccaminosa di un tempo accelerato e implacabile, in giornate frenetiche e, sottoposti a ritmi senza sosta dove la parola d’ordine è fare, rifuggiamo da quella sensazione che è la noia.

Nei periodi di lavoro come in quelli di vacanza l’imperativo è sempre lo stesso: fare, fare, fare. Per  gli adulti come per i bambini permane l’istigazione a riempire ogni spazio, ipoteticamente vuoto, con sempre nuove “cose” da fare.

Siamo sicuri che tutta questa operatività giovi alla salute?

I ricercatori della University of East Anglia hanno messo in discussione la positività della continua motivazione ad agire per contrastare l’insorgere della noia, sottolineando quanto questa risulti importante per il meccanismo dell’apprendimento  e per la creatività dei più piccoli.

La noia si ricollega alla mancanza di stimoli e, per questo, è una realtà molto soggettiva; ciò che diventa noioso per qualcuno può non esserlo per altri.

Interessante considerare come la noia sia anche un meccanismo legato alla cultura del periodo al quale si riferisce; giochi che in un passato non troppo lontano, risultavano stimolanti, possono trasformarsi in noiosi nelle generazioni nelle quali l’utilizzo della tecnologia ha subito un notevole incremento.

Secondo i ricercatori, per tale motivo quando i bambini sono annoiati proporre loro la visione della televisione o l’uso di videogiochi, non risulterebbe una soluzione ottimale, in quanto questo tipo di intrattenimento prevede una iperstimolazione, difficile da ritrovare successivamente nell’ambiente circostante, che appare noioso e poco gratificante.

In passato gli studi avevano condotto alla conclusione per cui la noia sostenesse esclusivamente atteggiamenti apatici, di insoddisfazione che si sarebbero potuti convertire in comportamenti criminali e di basso rendimento; le nuove ricerche dimostrano il contrario, ossia la noia favorirebbe la creatività e l’autonomia, fortificando la persona che diventerebbe meno esposta alla frustrazione, oltre a favorire la conoscenza di sé stessi.

Già nel 1978 uno psichiatra, dimostrò attraverso il ricorso ad un esperimento, come la noia sviluppasse la creatività: sottopose un campione di soggetti alla compilazione di questionari lunghi e noiosi e registrò come parte degli stessi continuò a mostrare insofferenza per un’attività ripetitiva, d’altra parte, altri del gruppo, iniziarono a formulare delle risposte originali e divertenti per ribaltare la situazione barbosa indotta dalle domande.

In questo modo, si poté avvalorare l’idea che la noia potesse essere lo sprone per l’attivazione di comportamenti o situazioni stimolanti.

Le ricerche in questo particolare ambito, hanno confermato come la noia consenta la connessione con quelle parti interiori meno frequentate, favorendo l’accesso con potenziali conflitti interiori altrimenti sconosciuti e l’attivazione delle risorse positive che si annidano in ciascuno.

La noia diventa così la strada per conoscersi e riflettere e, sicuramente, non è poco.