Prostatite Batterica: il D-Mannosio può fermarla?

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Prostatite Batterica: il D-Mannosio può fermarla?

Prostatite Batterica: il D-Mannosio può fermarla?

La lotta alla prostatite batterica segna un punto di svolta decisivo. Grazie a una ricerca d’avanguardia condotta dall’Università di Würzburg, in Germania, è stato finalmente svelato il meccanismo con cui l’Escherichia coli riesce a penetrare nelle cellule della prostata, sfuggendo a difese immunitarie e antibiotici.

La scoperta, pubblicata su Nature Microbiology, non solo chiarisce il processo di infezione, ma indica nel D-mannosio una possibile soluzione terapeutica efficace.

La sfida della Prostatite Batterica e le ricadute

La prostatite batterica colpisce circa l’1% della popolazione maschile mondiale. Si tratta di un’infiammazione dolorosa che insorge quando i batteri migrano dall’uretra o dalla vescica verso la prostata.

Nonostante i trattamenti antibiotici ad alte dosi, la patologia è nota per la sua resistenza: oltre il 50% dei pazienti subisce una ricaduta entro un anno. Fino ad oggi, i medici sospettavano che i batteri “si nascondessero” all’interno dei tessuti, ma la mancanza di modelli di laboratorio realistici rendeva impossibile confermare questa ipotesi.

La svolta: una “Mini Prostata” in laboratorio

Per superare i limiti della ricerca tradizionale, il team guidato dalla ricercatrice Carmen Aguilar ha creato un organoide di mini prostata. Utilizzando cellule staminali adulte, gli scienziati hanno riprodotto fedelmente l’epitelio prostatico, ottenendo un modello che imita la struttura e la diversità cellulare dell’organo umano.

Grazie a questo modello, è stato possibile “pedinare” l’Escherichia coli, osservando in tempo reale come il batterio orchestra il suo attacco.

Il meccanismo “Chiave-Serratura”

L’infezione non è un processo casuale. La ricerca ha dimostrato che l’E. coli utilizza una strategia mirata:

  1. Bersaglio: Il batterio punta alle cellule luminali, che rivestono i dotti ghiandolari della prostata.
  2. La Chiave: Il batterio utilizza una proteina specifica chiamata FimH.
  3. La Serratura: La proteina si aggancia al recettore PPAP (fosfatasi acida prostatica specifica) presente sulla superficie delle cellule prostatiche.

Una volta avvenuto l’aggancio, il batterio entra nella cellula, dove può moltiplicarsi al sicuro dagli attacchi esterni (antibiotici inclusi).

Il D-Mannosio: una “Serratura Fittizia” contro l’infezione

La scoperta più promettente riguarda il ruolo del D-mannosio, uno zucchero semplice già noto per il trattamento delle infezioni vescicali (cistiti).

I ricercatori hanno scoperto che il D-mannosio agisce come un’esca: la “chiave” del batterio (FimH) si lega alle molecole di zucchero invece che ai recettori della prostata. Questo processo:

  • Blocca l’invasione cellulare.
  • Impedisce al patogeno di nascondersi nei tessuti.
  • Rende i batteri vulnerabili all’eliminazione naturale o ai trattamenti.

“Questa scoperta apre la strada a potenziali nuovi trattamenti per la prostatite batterica, riducendo la dipendenza dagli antibiotici e il rischio di cronicità”, spiegano gli esperti della Julius-Maximilians-Universität. L’identificazione della rotta segreta dell’Escherichia coli trasforma la nostra comprensione della salute maschile. L’uso del D-mannosio potrebbe rappresentare un’alternativa (o un supporto) fondamentale alle terapie antibiotiche tradizionali, offrendo una speranza concreta a chi soffre di infezioni ricorrenti.