Processi “aggiustati” in cambio di regali. Le accuse dei pm di Napoli

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L’indagine della Procura di Napoli ha scosso nelle fondamenta anche una parte della classe politica del comune di Roccapiemonte. Oltre al nome di Mario Pagano, giudice e fratello dell’ex sindaco Antonio, c’è anche quello di Roberto Lambiase e Gerarda Torino. Entrambi avvocati, il primo è presidente del consiglio comunale, mentre la seconda consigliere in forza alla maggioranza del sindaco Andrea Pascarelli. Pur non avendo ruoli politici, sono attenzionati anche Michele Torino, marito di Gerarda e avvocato tributarista. Le perquisizioni effettuate dalla Squadra Mobile di Napoli hanno interessato, nella giornata di ieri, anche i due politici. Differente il percorso politico fatto dai due. Il presidente dell’assise sostiene la maggioranza del sindaco Pascarelli, ma da esterno, dopo una differenza di vedute tra i due su di una questione legata al cimitero locale. Gerarda Torino invece, dopo i primi anni all’opposizione, ha fatto il suo ingresso in maggioranza. Delegato nazionale e dirigente regionale di Fratelli d’Italia, finì agli onori della cronaca per alcune minacce di morte indirizzate a lei e messe nero su bianco in una lettera anonima. Si sospetta proprio per il suo passaggio in maggioranza. Le accuse della procura di Napoli variano tuttavia a seconda dei soggetti coinvolti. Al presidente del consiglio comunale Roberto Lambiase, viene contestato il reato di corruzione in atti giudiziari, insieme al giudice Mario Pagano. Per un singolo episodio, compreso tra gennaio e maggio 2014. Al centro delle contestazioni, un ricorso legato alla risoluzione di un contratto di locazione per morosità del conduttore, presentato al tribunale di Salerno dalla Curatela del Fallimento So.Ri.Eco Srl contro la società Compost Campania srl. Quest’ultima, rappresentata da Roberto Lambiase, in veste di procuratore speciale. Ebbene, stando ai pm di Napoli, il giudice Pagano avrebbe fissato la data di udienza della causa ad un anno di distanza dalla presentazione del ricorso, rigettando l’istanza di anticipazione della trattazione del giudizio presentata invece dal difensore della So Ri.Eco. Per questo, avrebbe ricevuto – stando alle parole intercettate da Lambiase – un orologio Rolex.

Sempre il presidente dell’assise, in un’altra telefonata, permette ai magistrati di venire a conoscenza di un «coinvolgimento diretto, con modalità illecite, del giudice Mario Pagano nella politica locale del Comune di Roccapiemonte». Ai coniugi Torino invece, Michele e Gerarda, viene contestata l’associazione a delinquere. Grazie al «contributo» del giudice Pagano, i due, nelle rispettive professioni di commercialista e avvocato, avrebbero ottenuto trattamenti di favore per i propri clienti.

L’episodio in questione che riporta il gip Luisa Toscano è datato 29 settembre 2015. Siamo davanti al giudice di Pace di Nocera Inferiore per una causa civile. In quella circostanza, il giudice D.P. (anch’egli indagato) avrebbe fatto ottenere ai due Torino la compensazione delle spese del giudizio, violando di fatto il dovere di imparzialità a cui sono tenuti per legge gli organi della giurisdizione ordinaria. In questo caso, la procura contesta l’abuso d’ufficio in concorso. Stando alle indagini, Pagano si sarebbe attivato – come in questo caso – presso i giudici togati per «indurli ad assumere decisioni conformi agli interessi» di Gerarda e Michele Torino.

Il magistrato avrebbe tuttavia mantenuto “stabili rapporti” anche con Giovanni Pagano, avvocato e cugino, che insieme a Gerarda e Michele Torino sono componenti dell’associazione “Rosa Liberti onlus”, impegnata nella riqualificazione sociale e alla costruzione culturale sul territorio. Per i pm napoletani, Giovanni Pagano nelle vesti di avvocato, avrebbe sfruttato “il contributo” del cugino e giudice, Mario, per «acquisire pareri legali in favore dei suoi assisti e beneficiare dell’intervento del magistrato sui giudici per condizionarne le decisioni».