Prime Visioni: Loro, il Berlusconi di Sorrentino

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Domenica tardo pomeriggio, quasi sera. Quel che resta delle partite è appena terminato. Bisogna volare al cinema, c’è Sorrentino con Servillo-Berlusconi per la prima parte di “Loro”. Poca gente in platea. Alt a chi si aspetta una morale politico-cinefila. Mi soccorre Nanni Moretti nel Caimano: Berlusconi ha già vinto, quando ha cambiato il modo di pensare di tanti italiani. Sorrentino non fa politica in “Loro”, al massimo fa politica indiretta, occupandosi di Berlusconi attraverso Loro, cioè quelli che l’hanno elevato a modello di vita, di sesso e potere, di estetica costruita a dovere e di etica inesistente o quasi. Sorrentino fa richiami espliciti a Bertolaso, ad un incrocio Bondi-Formigoni-Previti, a Lele Mora, al produttore-lenone di olgettine Tarantini, oltre che alla Lario, ad Apicella, all’Italia attratta dalle ville in Sardegna, dalla coca, dalle case dei ricchi, dalle miss in bruciore di soldi e popolarità. Non è antipatico il cavaliere di Sorrentino, strappa anzi il sorriso quando a Veronica regala in villa un Concato live che canta Domenica Bestiale, la Loro canzone d’amore. E’ apolitico, apartitico, poeta da strapazzo, cantante di terza schiera, marito femminaiuolo, nonno pallista, voglioso di fottere che di comandare. Un italiano ben oltre la media che ha tutti i vizi dell’italiano medio. Non è un film politico. Ma proprio per questo è, paradossalmente e per induzione, un film con sfumatura politica. Tra animali simbolici: pecora, ippopotamo e zoccola. A chi mai dentro di sé il Vuoto misurò (da un brano dei Baustelle).