Ponte Morandi, un anno dopo

Con quella faccia un po’così
Quell’espressione un po’così
Che abbiamo noi prima d’andare a Genova
E ogni volta ci chiediamo
Se quel posto dove andiamo
Non c’inghiotte, e non torniamo più

Genova, Ponte Morandi, giusto un anno fa. La strage di un Paese ridicolo, che non ha in minima considerazione una parola fondamentale, cioè manutenzione. All’improvviso il Ponte costruito dal super ingegnere degli anni Sessanta – anch’egli preoccupato a più riprese come da testamento spirituale – si apre e inghiotte vittime innocenti, uno sfregio all’umanità ma soprattutto all’Italia. C’è chi perde la vita, chi gli affetti, chi i ricordi, chi il posto doveva viveva. Un anno è trascorso da quelle lacrime di un pre-Ferragosto, comprensive delle torresi per gente nostrana. C’è stata la demolizione di quel che rimaneva del vecchio, ci saranno lunghissimi processi per stabilire le responsabilità, c’è il riflesso politico di chi certe convenzioni dovrebbe revocare, c’è ancora tanta indignazione. Oggi lo Stato ricorderà assieme alle persone normali e si spera che almeno per un giorno non vi siano polemiche e parole assurde in uscita da bocche che di far silenzio proprio non vogliono. Il futuro sarà il Ponte nuovo, con la regia di un illuminato genovese doc come Renzo Piano, simbolo dell’Italia che vorremmo, fatti e non parole, intelligenze da mostrare al mondo intero, l’intercalare di esperienza e innovazione allo stesso tempo. Un giorno,
magari, saremo tutti italiani migliori.

Un anno e più non è uno scherzo
può renderti diverso
un anno è la fotografia
di te stesso che vai via.