La svolta dopo mesi di indagini: in carcere un uomo accusato di aver appiccato il fuoco a tredici capannoni. Le fiamme durarono nove giorni.
Svolta nell’inchiesta sull’enorme incendio che lo scorso agosto devastò un’area industriale di Pompei, distruggendo tredici capannoni pieni di indumenti e scarti di lavorazione tessile. Gli agenti del commissariato di polizia di Pompei hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo, accusato di incendio doloso.
Il provvedimento è stato emesso dal gip del tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura oplontina. L’indagato, di cui non sono state rese note le generalità, è stato trasferito nel carcere napoletano di Poggioreale dopo le formalità di rito.
Incendio a Pompei, tredici capannoni distrutti
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il 6 agosto dello scorso anno l’uomo avrebbe appiccato il fuoco in un’area di circa 3.640 metri quadrati. Le fiamme coinvolsero tredici capannoni nei quali erano stoccati ingenti quantitativi di residui di lavorazione tessile, già sottoposti a sequestro giudiziario.
L’incendio sprigionò temperature elevatissime che impedirono per giorni l’avvicinamento in sicurezza dei soccorritori. Per domare il rogo fu necessario l’intervento di numerose squadre dei vigili del fuoco, impegnate senza sosta fino al 14 agosto, quando le fiamme vennero definitivamente spente dopo nove giorni di lavoro.
Le indagini e le immagini di videosorveglianza
Le indagini della polizia si sono basate soprattutto sulle immagini raccolte da diversi sistemi di videosorveglianza presenti nella zona. I filmati hanno consentito agli investigatori di ricostruire i movimenti sospetti e di risalire al presunto responsabile dell’incendio.
L’arresto rappresenta un passaggio chiave per chiarire le responsabilità di uno dei roghi più gravi registrati nell’area di Pompei negli ultimi anni, un episodio che aveva sollevato forte preoccupazione per l’impatto ambientale e per i rischi alla sicurezza del territorio.

