Poco chiasso per la festa della donna!

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Ieri, nessun festeggiamento chiassoso per la giornata dedicata alla donna, non per volontà, né per il definitivo superamento di un rituale che si ripete sempre uguale da anni, c’è il Coronavirus che impone comportamenti responsabili per evitare contagi.

Qualche testa dura c’è sempre, la cronaca quotidiana ci mostra l’irresponsabilità di chi in barba a qualunque indicazione, ha voluto accalcarsi in un locale sotto qualche palco per emettere gridolini di fronte allo spogliarello di uomini pagati per farlo.

L’intervento di Mattarella va in un’altra direzione, e rilancia una figura femminile in linea con i tempi, quelli odierni che vedono donne impegnate nel lavoro ospedaliero, quanto mai impegnativo proprio in queste ore di apprensione per un contagio epidemiologico che si sta cercando di contenere in tutti i modi possibili.

E all’immagine di donne in estasi per movenze maschili ammiccanti, si sostituisce quella di donne in piena attività lavorativa, che accanto ai colleghi, svolgono il proprio lavoro.

Certo, sconforta ascoltare anche analisi veritiere, che mostrano il difficile bilanciamento tra sfera privata e quella professionale delle donne, sempre più in bilico e in affanno nel portare avanti un’emancipazione in atto, ma ancora non completata.

L’affermazione più sconcertante riguarda la maternità: essere madri è oggi un impedimento alla carriera lavorativa, un reale cambiamento si stima si possa realizzare tra quasi un secolo.

È questo un dato su cui riflettere seriamente per intraprendere azioni concrete e modificare una tendenza che procede a rilento.

Esiste ancora l’idea per cui alla donna è concesso il lavoro senza che quello casalingo subisca freni, altrimenti fioccano le valutazioni relative alla necessità di lavorare o meno, quando non ci sia l’effettiva necessità del secondo stipendio.

Il lavoro è un diritto per tutti, donne e uomini di una società sempre più complessa e nella quale i ruoli si sono ampliati, e prendersi carico di questa estensione riguarda tutti.

I ruoli sono cambiati, ma ciò non vuol dire che le donne si siano mascolinizzate e gli uomini femminilizzati, e le problematiche relazionali e familiari possano sempre giustificarsi nascondendosi dietro queste trasformazioni.

Vale per tutti: non è straordinario condividere in un dialogo alla pari l’esistenza?

Attendere altri cento anni, mi sconcerta!