L’urbanizzazione selvaggia ha cambiato i paesaggi cittadini in maniera prorompente negli ultimi venti anni, abbattendo alberi, cancellando giardini e campagne per fare spazio a strade, abitazioni, parcheggi, supermercati. Un fenomeno inarrestabile che ha causato conseguenze imprevedibili, una metamorfosi del territorio, cancellando persino la memoria storica. Un tempo a Pagani c’erano tanti platani, da via Carmine fino a Santa Chiara e in piazza Sant’Alfonso. Il lungo filare di platani secolari di via Carmine, formato da una ventina di esemplari, fu abbattuto circa un secolo fa per consentire una migliore viabilità lungo l’arteria principale che collegava Pagani a Nocera. I platani di piazza Sant’Alfonso furono rasi al suolo per offrire una migliore visibilità alla basilica oltre che per snellire il traffico veicolare. Di questo patrimonio verde restano gli 11 platani di via Garibaldi, forse ancora per poco, perché da decenni sono malati e molti esemplari sono irrecuperabili e pericolosi per l’incolumità dei cittadini.
Nonostante sia estate passeggiando per questo viale sembra di essere in autunno, con tante foglie secche accumulate lungo il marciapiede. Un chiaro segnale che questi maestosi alberi sono affetti da patologie ormai irreversibili, causate dall’incuria delle varie amministrazioni susseguitesi in questi ultimi decenni che hanno appaltato la cura del verde a personale inesperto. “I platani presentano ‘mal bianco’ a livello delle foglie e carie del legno a livello delle parti strutturali. Entrambe sono causate da funghi”, spiega il dottore agronomo Luigi d’Aquino. Gli alberi non rischiano un imminente decesso, ma potrebbero crollare, soprattutto se sollecitati da violenti agenti atmosferici. E molti esemplari non possono più essere curati. “I trattamenti fungicidi nel caso del mal bianco sono irrealistici, nel caso della carie sono inutili. Ora sarebbe lungo ed articolato spiegare il perché. Pericoli per la sopravvivenza delle piante nel breve e medio termine mi sembrano poco probabili. Ma il rischio di crollo non si può escludere in quanto le carie sono localizzate in punti sui quali grava tutto il peso della pianta”.
Meglio non immaginare cosa potrebbe accadere nel caso uno di questi platani cedesse, considerando che a pochi metri ci sono abitazioni e una scuola elementare e dell’infanzia. Dinanzi a errori ripetuti, all’incuria e ad un’educazione ecologica sempre più in via di estinzione la natura non perdona. “Va anche detto che mentre il mal bianco è una patologia che sopravviene sistematicamente – ha precisato il dottor Luigi d’Aquino – la carie è subentrata a causa dell’incuria e dei maltrattamenti alle piante, che da noi sono considerate alla stregua di arredi inanimati, laddove sono invece organismi viventi che portano su di sé i segni della loro vita pregressa. Le piante arboree vanno gestite con più cura”. Alle amministrazioni presenti o future spetta ora il compito di prendere seri provvedimenti prima che sia troppo tardi.
Luigi Ciamburro











