Pisacane rompe con Forza Italia Pagani: “Tradimenti, ingerenze e fine della meritocrazia”

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Intervista all’ex coordinatore di FI. “De Prisco insieme ad altri doveva entrare nel partito, l’attesa ha bloccato il gruppo politico, poi non è entrato. Sulle regionali: quando ci sono ingerenze da parte di altri su collettività diverse, si costruiscono i “vestiti politici” addosso agli altri, poi si trova sempre lo scemo del villaggio che si presta per essere sacrificato”.

Di Marco Visconti

Pietro Pisacane racconta i vari retroscena accaduti in FI Pagani prima che lasciasse il coordinamento di partito, il cui motivo è stato il mancato riconoscimento, da parte dei vertici, della meritocrazia, a scapito di interessi particolaristici. Pisacane è stato, a 16 anni, nel movimento giovanile della Democrazia Cristiana, ha fatto sei volte il consigliere comunale, si è candidato due volte alla Camera, ha ricoperto il ruolo di presidente provinciale di un partito. È stato coordinatore di partito per FI un anno e mezzo fa, di vocazione berlusconiana; infatti, negli anni addietro è stato nel movimento dell’Autonomia, voluto dallo stesso Berlusconi.

Pietro, cosa hai fatto in questo anno e mezzo in cui sei stato coordinatore di partito?

“Mi sono occupato dei tesseramenti, delle manifestazioni di interesse. A un certo punto, però, sono stato bloccato dalla segreteria provinciale perché dovevano far entrare alcune persone nel partito per poi proseguire”.

Chi erano queste persone?

“Tra le altre, il primo cittadino di Pagani, Raffaele Maria De Prisco, partecipando a una manifestazione di FI a Salerno, ha parlato con Martusciello, Gasparri, c’era anche il sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti. I dirigenti di partito hanno bloccato la crescita del partito, per attendere De Prisco, dal mese di febbraio a pochi mesi fa. La cosa più strana, inoltre, è che, insieme a Pietro Sessa, anche altre persone, che ora fanno i comunicati, dovevano entrare in FI, ma non è accaduto. Poi il partito è stato bloccato nuovamente perché sono stati allontanati quelli che erano i “vecchi”, calpestandoli, mettendo da parte la meritocrazia e andando contro lo spirito di FI”.

Non credi che sia stata fatta una scelta sul modus operandi del partito? La Vuolo, per esempio, non ha avuto molti voti alle precedenti elezioni europee.

“Lucia ha arricchito FI portando 21mila voti, era una personalità in regione. A Pagani, durante le elezioni europee, però, non portò tanti voti. Perché ci fu un tradimento. La stessa amministrazione diceva di appoggiarla, ma non lo ha fatto. È la condotta del partito a livello regionale che va a favore dei piccoli a discapito dei grandi. La verità è che è stata cucita la lista regionale su alcune persone: Pasquale Aliberti, il sindaco di Scafati, che candida la figlia e mette uomini intorno alla figlia”.

Hai abbandonato il coordinamento di FI, qual è la tua posizione?

“La mia posizione è nel centrodestra. Entro nella Lega anche perché ho partecipato in prima persona all’organizzazione dell’MPA, candidandomi alla Camera. Auspico un centrodestra unito e non così bellicoso: andando avanti su questa strada significherebbe portare il centrodestra alla sconfitta e far vincere qualcun altro. Io ho sempre difeso la mia città e la mia provincia dalle invasioni delle province e dei comuni limitrofi. Era l’articolo 1 della Democrazia Cristiana: quando ci sono ingerenze da parte di altri su collettività diverse, si costruiscono i “vestiti politici” addosso agli altri, poi si trova sempre lo scemo del villaggio che si presta per essere sacrificato”.

Martusciello dice che aprirà a Pagani uno Sportello Europa, cosa ne pensi a riguardo?

“Lo sportello europeo è una cosa vecchia: basta andare da un bravo commercialista per conoscere precisi investimenti europei. È uno specchietto per le allodole, solo che, intendendomi di caccia, le allodole si sono fatte furbe e non credono più agli specchietti”.