Pillole di storia – Paolo VI sconvolse il mondo con l’enciclica “Humanae Vitae”

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Era il 25 luglio 1968 quando fu redatta l’ultima enciclica di Papa Paolo VI; per la sua pubblicazione e diffusione si dovette attendere il 29 luglio dello stesso anno.

«In conformità con questi principi fondamentali della visione umana e cristiana sul matrimonio, dobbiamo ancora una volta dichiarare che è assolutamente da escludere, come via lecita per la regolazione delle nascite, l’interruzione diretta del processo generativo già iniziato, e soprattutto l’aborto diretto, anche se procurato per ragioni terapeutiche. È parimenti da condannare, come il magistero della chiesa ha più volte dichiarato, la sterilizzazione diretta, sia perpetua che temporanea, tanto dell’uomo che della donna» (HV – 14).

Un Pontefice – così rispettoso e attento alla libertà della persona come Paolo VI (da Famiglia Cristina) – dovette attuare una svolta estremamente dolorosa e “limitante”: da possibile “rinnovatore” della Chiesa si ritrovò accusato di essere eccessivamente conservatore e di aver tradito la fiducia del popolo cristiano verso il concilio Vaticano II.

«A questo insegnamento della chiesa sulla morale coniugale, si obietta oggi, come osservavamo sopra (n. 3), che è prerogativa dell’intelligenza umana dominare le energie offerte dalla natura irrazionale e orientarle verso un fine conforme al bene dell’uomo (…) la chiesa insegna essere allora lecito tener conto dei ritmi naturali immanenti alle funzioni generative per l’uso del matrimonio nei soli periodi infecondi e così regolare la natalità senza offendere minimamente i principi morali». (HV – 16).

10 anni dopo con la legge 22 maggio 1978, n. 194 a firma di Giovanni Leone la Repubblica Italiana depenalizzò e disciplinò le modalità di accesso all’aborto. Dal 2009 anche nel nostro paese è possibile interrompere volontariamente una gravidanza con il metodo farmacologico, grazie all’immissione in commercio del mifepristone, o più comunemente chiamato RU486.

Oggi a distanza di 42 anni dal ’78 il dibattito si riapre: “Entro un mese dovrebbero esserci le nuove linee guida che prevedano l’aborto farmacologico in day hospital o in forma ambulatoriale, a casa quindi, seguite dal medico. Le ultime direttive che parlavano di ricovero risalgono al 2010. Non tengono conto quindi di questi dieci anni di uso della Ru486 che non hanno visto effetti gravi tali da consigliare giorni in ospedale.

Per questo il ministro Speranza ha chiesto un parere al Consiglio superiore di sanità, per aggiornare le linee guida. – Sandra Zampa, sottosegretaria al ministero della Salute – E il motivo della scelta fatta in Umbria dalla governatrice leghista di obbligare al ricovero mi sembra non abbia a che fare con la politica per come la intendo io: passione per chi ti sta accanto, interesse per l’altro”.

Continuano a diminuire gli aborti in Italia e nel 2018 sono state notificate 76.328 IVG, confermando il continuo andamento di riduzione del fenomeno (-5,5% rispetto al 2017) e lieve aumento degli obiettori (il 69% dei ginecologi, il 46,3% degli anestesisti e il 42,2% del personale non medico).All’interno del programma “A Z, un fatto come e perché”, del 1976, la giornalista Oriana Fallaci intervenne nel dibattito sull’aborto: “Io mi auguro che stasera ognuno di noi dimentichi che l’aborto non è un gioco politico. Che a restare incinte siamo noi donne, che a partorire siamo noi donne, che a morire partorendo o abortendo siamo noi. E che la scelta tocca dunque a noi. A noi donne. E dobbiamo essere noi donne a prenderla, di volta in volta, di caso in caso, che a voi piaccia o meno. Tanto se non vi piace, siamo lo stesso noi a decidere. Lo abbiamo fatto per millenni. Abbiamo sfidato per millenni le vostre prediche, il vostro inferno, le vostre galere. Le sfideremo ancora”.

Antonietta Della Femina