Pillole di storia – La mafia uccide solo d’estate

“Erano i primi di luglio e mi recai al bar Ambassador dove incontrai Aldo Ercolano e Salvatore Santapaola. In quell’occasione mi diedero l’ordine di uccidere l’ispettore Lizzio. Non chiesi il perché ma dentro di me pensai che quell’omicidio era certamente voluto dai palermitani”: così dichiarò nel 1998 il collaboratore di giustizia Natale Di Raimondo (citato in Laura Di Stefano, L’omicidio di un poliziotto).

Giovanni Lizzio – nato a Catania il 24 giugno 1947 – è stato un’ ispettore della Polizia di Stato, capo della Squadra mobile di Catania a cavallo tra gli anni ’80 e gli anni ’90. L’ispettore cominciò la sua attività nel corpo della Polizia di Stato a Napoli, ottenendo poi solo successivamente il trasferimento nella sua Catania. Qui iniziò il suo lavoro prima nella sezione omicidi, poi passò al nucleo anticrimine e, infine, diventò responsabile della sezione anti-racket.
Ben presto divenne un simbolo per la città di Catania: gran conoscitore delle dinamiche del potere mafioso, essendo cresciuto nel cuore della città etnea (nato nello storico quartiere di via Garibaldi che aveva dato i natali a uomini che avevano fatto una scelta di vita diametralmente opposta alla sua), si distinse ben presto creando un vero e proprio archivio delle famiglie mafiose catanesi legate ai Corleonesi.

Il 18 luglio 1992 chiuse un’importante operazione che portò all’arresto di 14 membri del clan Cappello, gruppo legato alla Stidda che insieme alla famiglia di Nitto Santapaola, era tra le più potenti in città.
La sera del 27 luglio, verso le 21:30, Lizzio si trovava nella sua automobile, fermo al semaforo in Via Leucatia, nel quartiere Canalicchio di Catania.

Aveva appena telefonato a sua figlia, per avvisare che da lì a poco sarebbe rientrato a casa, quando fu raggiunto da alcuni sicari che gli spararono sei colpi di pistola. Per evitare la reazione di Lizzio, i sicari gli spararono prima al braccio destro, poi mirarono alla testa. Gravemente ferito, l’ispettore morì poco dopo essere giunto in ospedale. Lo ammazzarono a soli 47 anni.
Alla sua morte in alcune case di mafiosi furono stappate bottiglie di spumante.
Inizialmente si disse che non poteva essere un omicidio di mafia, tanto che alle esequie non parteciparono nemmeno i rappresentanti dello stato.
La svolta si ebbe nel 1998: per l’omicidio dell’ispettore è stato condannato nel processo “Orsa maggiore” all’ergastolo, con sentenza passata in giudicato, il capomafia Benedetto “Nitto” Santapaola. Nel 2007, è stato notificato un ordine d’arresto ad alcuni uomini dello stesso clan Santapaola: Filippo Branciforti, Francesco Squillaci e Francesco Di Grazia, accusati di essere gli esecutori materiali dell’omicidio.

In memoria di Giovanni Lizzio a Catania, attorno alle mura che costeggiano il carcere di Piazza Lanza, è stato dedicato un murales, a lui e ad altre vittime della mafia, curato dall’associazione AddioPizzo. Gli è dedicata anche una targa all’interno della squadra mobile di Catania ed una nella caserma Cardile della Polizia di Stato. La mafia uccide, il silenzio pure.

Antonietta Della Femina