Pierluigi e Matteo, morti con la divisa che tanto amavano

0
219

Pozzuoli e Velletri unite nel dolore, piangono i loro giovani concittadini Pierluigi Rotta e Matteo Demenego, i due agenti uccisi nella Questura di Triste. Due giovani agenti che da sempre volevano fare proprio quel lavoro ed indossare quella divisa con la quale sono morti. “Ha voluto seguire l’esempio del padre – racconta il primo cittadino di Pozzuoli (Napoli), Vincenzo Figliolia parlando di Pierluigi Rotta- una persona molto amata da noi puteolani, ha lavorato per anni nell’ufficio denunce del nostro commissariato, e’ sempre, sempre stato a disposizione dei cittadini, gentile. E Pierluigi voleva essere come lui”. Anche Matteo Demenego “amava il suo lavoro”, dice il suo amico d’infanzia Giorgio Zaccagnini, consigliere comunale a Velletri. “Dopo le superiori decise di arruolarsi, prendendoci di sorpresa – spiega Zaccagnini – Ricordo il mio stupore e quello di un altro amico, ma soprattutto ricordo gli occhi di Matteo che brillavano nell’inseguire il suo sogno di entrare in polizia”. Un sogno comune e una morte assurda comune quella di Pierluigi e Matteo. Le esequie potrebbero tenersi in forma solenne martedi’ prossimo, ma saranno i familiari a dire l’ultima parola su quando e soprattutto dove si svolgeranno: se a Trieste dove lavoravano oppure nei paesi d’origine. Ad unire il destino dei due giovani anche l’amore per lo sport. “Pierluigi era un ragazzo solare e appassionato di calcio tanto da militare anche in D”, spiega il sindaco di Pozzuoli. “Ho conosciuto Matteo quando avevo 7-8 anni – racconta Zaccagnini, amico di Demenego – quando insieme ad altri mi ha accolto nella Virtus Velletri. Abbiamo condiviso insieme l’adolescenza”. Da quando lavorava a Trieste, i due amici d’infanzia si incontravano durante le feste quando Demenego andava Velletri a trovare i parenti. “Ieri sera ho incontrato la famiglia per qualche istante perche’ ho accompagnato il vicesindaco a casa loro per portare le condoglianze della citta’ – ha detto Zaccagnini -. Ci siamo abbracciati. Poi sono partiti in serata con un volo per Trieste. Siamo tutti riconoscenti a Matteo per il servizio che ha reso all’Italia”.

“È stato come Beirut, non so quanti colpi sono stati esplosi, una infinità. Avrà sparato almeno 15 colpi dopodichè si è accasciato al suolo. Sembrava di stare a Capodanno con i mortaretti”. É questa la drammatica ricostruzione che una poliziotta che ieri pomeriggio era in servizio a Trieste ha diffuso in una chat di colleghi. “Mia sorella e mio cognato erano passati a salutarmi quando ho visto arrivare i due colleghi con i due uomini. Io li tenevo d’occhio perché erano troppo vicini, tutti attaccati, senza manette ovviamente. Uno dei due fa una battuta e ridiamo. Io guardo il collega perché quello che ha sparato scherzava sul fatto di fare basket e di essere alto. Insomma, una battuta del cavolo. Poi loro entrano, io saluto mia sorella, entro. E come apro il portone della questura sento un colpo sordo ma in un primo momento non avevo capito perché il colpo era attutito dal portone massiccio in legno. La piantona mi guarda e non mi dice niente. Poi vedo un collega dell’ufficio armi che scende di corsa e mi grida: ‘Dove sono?’.’Si sono sparati!’ e io: ‘Come?’. Lui: ‘Si sono sparati’. Faccio un paio di passi a sinistra. Lui corre e mi fa: ‘Corri corri corri’, c’era un uomo con la pistola in mano”. “Io sono scappata a destra e lui ha cominciato a sparare dappertutto – ricorda la poliziotta in un messaggio audio destinato ai colleghi – c’erano vetri e calcinacci dappertutto. Questo è uscito dalla questura, c’è stato un conflitto a fuoco. Un collega dall’atrio gli ha sparato nonostante fosse stato colpito. Quando è uscito ha incontrato la macchina della mobile che stava arrivando e ha sparato di nuovo verso l’auto ad altezza uomo, colpendo il montante della portiera lato passeggero. I tre colleghi si sono buttati per terra, hanno “cecchinato” la macchina dietro, ma lui ha sparato 15 colpi e, ferito, si è accasciato a terra”. “La cosa più brutta e frustrate – conclude la poliziotta – è quella di essere stata lì e non aver potuto fare niente per fermarlo”.

Il Gip ha convalidato il fermo di Alejandro Augusto Stephan Meran accogliendo le richieste della Procura sulla custodia in carcere per Alejandro Augusto Stephan Meran accusato del duplice omicidio di due poliziotti ieri in Questura a Trieste. Migliaia di persone hanno preso parte alla fiaccolata organizzata questa sera a Trieste per rendere omaggio a Matteo Demenego e Pierluigi Rotta i due agenti uccisi a colpi di pistola ieri nella questura del capoluogo friulano per mano del domenicano Alejandro Augusto Stephan Meran. Un silenzio irreale avvolge le strade intorno alla Questura e alla Chiesa della Beata Vergine del Rosario dove è stata celebrata una messa in memoria dei due poliziotti. Secondo quanto si apprende, i funerali dei due agenti dovrebbero tenersi a Trieste martedì prossimo.