Perdere un bambino al 5° mese di gravidanza: cosa accade, il dolore di Raffaella Fico

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Perdere un bambino al 5° mese di gravidanza: cosa accade, il dolore di Raffaella Fico. La notizia della perdita del bambino di Raffaella Fico, compagna del calciatore Armando Izzo, ha riacceso l’attenzione su un tema difficile da affrontare ma purtroppo reale per molte famiglie: la perdita di una gravidanza al quinto mese. Al momento non sono stati resi noti i motivi specifici che hanno portato alla tragedia vissuta da Fico e Izzo, e alle loro parole va il massimo rispetto. Qui spieghiamo con delicatezza che cosa può accadere in questi casi e quali sono alcune delle possibili cause mediche, senza attribuire nulla a situazioni specifiche non confermate.

Perdita dopo il primo trimestre: che significa

La perdita di una gravidanza nel secondo trimestre (dopo la 13ª settimana ma prima delle 20–24 settimane) è definita aborto spontaneo tardivo o perdita nel secondo trimestre. Questa evenienza è più rara rispetto agli aborti che avvengono nel primo trimestre, ma quando si verifica può avere conseguenze significative dal punto di vista fisico e emotivo.

Dal punto di vista medico la perdita di un bambino a cinque mesi può rientrare nella categoria di morte endouterina fetale o aborto spontaneo tardivo, a seconda delle settimane di gestazione precise. La morte endouterina fetale indica che il feto è morto in utero prima del parto, mentre l’aborto spontaneo tardivo si riferisce alla perdita prima di quel confine.

Cause possibili, senza giudizio

Le cause di una perdita in questa fase della gravidanza possono essere molteplici e spesso non è possibile identificarne una sola con certezza. Tra le principali ragioni mediche che possono portare a una perdita dopo il quinto mese ci sono:

  • anomalie cromosomiche o genetiche: problemi nello sviluppo fetale possono determinare una mancata sopravvivenza in utero, anche in fasi avanzate della gravidanza.
  • condizioni materne: alcune malattie croniche non controllate, come ipertensione o diabete, possono influire negativamente sulla gravidanza. Anche disturbi ormonali e infezioni materne rientrano tra i fattori di rischio conosciuti.
  • problemi alla placenta o al cordone ombelicale: complicazioni della placenta possono compromettere l’apporto di ossigeno e nutrienti al feto.
  • anomalie anatomiche dell’apparato riproduttivo: malformazioni uterine o un collo dell’utero debole possono eventualmente favorire l’insorgenza di una perdita in fase avanzata.
  • infezioni: alcune infezioni virali o batteriche possono portare a un aborto spontaneo tardivo se colpiscono il feto o l’ambiente uterino.

È importante sottolineare che spesso, anche con accertamenti approfonditi, non si identifica una causa chiara. Questo è uno degli aspetti più difficili dal punto di vista medico ed emotivo: la perdita può avvenire anche in assenza di segnali evidenti o di condizioni facilmente identificabili.

Come riconoscere un aborto tardivo

I segni di una perdita nel secondo trimestre possono includere sanguinamento vaginale, crampi addominali intensi e contrazioni uterine persistenti. In alcuni casi può verificarsi anche la rottura delle membrane (le “acque”) prima che inizi il travaglio. Per questo è fondamentale il ricorso tempestivo a un pronto soccorso o a un medico specializzato appena si percepiscono sintomi di allarme. (GravidanzaOnLine)

Il percorso clinico dopo una perdita

Dal punto di vista sanitario, una volta accertata la perdita con esami come l’ecografia e i prelievi ematici, il personale medico può intervenire per rimuovere i resti della gravidanza e prevenire complicazioni, come infezioni. Nel caso di un aborto tardivo si possono usare farmaci per indurre il travaglio o eseguire un intervento per svuotare l’utero in modo sicuro. (MSD Manuals)

Il dolore emotivo è reale

Oltre alle implicazioni fisiche, la perdita di un bambino a cinque mesi di gravidanza è un evento emotivamente devastante per la donna e per la coppia. Reazioni di tristezza, senso di vuoto, colpa e ansia sono risposte umane normali a una perdita così significativa. È essenziale cercare supporto emotivo, sia attraverso amici e familiari che con professionisti specializzati nel lutto perinatale. (Quimamme)

Nel caso di Raffaella Fico, come già detto, non sono stati resi pubblici i dettagli medici della perdita, e qualsiasi ipotesi sulle cause sarebbe inappropriata. L’esperienza vissuta, però, è un promemoria della complessità della gravidanza e della delicatezza della salute riproduttiva.

In conclusione, quando una gravidanza si interrompe al quinto mese, si tratta quasi sempre di un evento clinico complesso, spesso imprevedibile e con molteplici fattori in gioco. Affrontarlo richiede attenzione medica, cura personale e sostegno emotivo, perché ogni perdita porta con sé un impatto profondo sulla vita di chi la vive.