Per l’Europa che speriamo e per le Città che vogliamo

Di solito alle Europee gli italiani votano in pochi, non si sentono coinvolti e preferiscono disertare le urne. Stavolta però dare un calcio all’astensionismo è d’uopo. E’ in ballo non semplicemente il futuro assetto del Parlamento Europeo ma la possibilità di cambiare, al di là del responso finale, il concetto stesso d’Europa, magari avvicinandolo ai padri fondatori, al Manifesto di Ventotene. Se il voto premiasse le forze classiche, popolari e socialisti, le stesse avrebbero il compito di mandare da parte l’aspetto tecnico-bancario-burocratico dell’Europa degli ultimi decenni, cercando di assecondare in maniera diversa le esigenze dei popoli, di chi deve misurarsi ogni giorno con quel che viene deciso dall’alto. Se premiasse il populismo spinto, ci sarebbe da preoccuparsi ma non da terrorizzarsi: esistono sempre gli anticorpi di populismo e sovranismo. Si vota anche per una regione, per diverse città italiane importanti e per tantissimi comuni. Fermiamoci al discorso Agro, ai quattro comuni coinvolti in questo turno elettorale. A Pagani, Sarno e Nocera Superiore l’elettore può scegliere se dare fiducia ai sindaci uscenti, se tornare all’antico oppure se cambiare completamente rotta. La riflessione sia profonda e senza interessi, basata sulle cose fatte negli ultimi cinque anni e non sulle promesse. Il resto è libertà di scelta. Scafati merita qualche parola in più. Dopo un doloroso scioglimento e un lungo commissariamento, c’è un affollamento di candidati superiore a qualsiasi previsione, non tutti di primo pelo. Qui la scelta è più difficile, anche in considerazione dei troppi legami col passato di diversi candidati. Ma il cittadino sovrano scafatese, ne siamo certi, riuscirà a distinguere e a scegliere, senza farsi condizionare dalla battaglia social delle ultime settimane.