L’ex presidente della Federazione italiana pentathlon moderno parla di “doping elettorale” e accusa: “Società costruite a tavolino per avere contributi e peso politico”
Un’accusa che scuote dalle fondamenta lo sport italiano. Fabrizio Bittner, già presidente della Federazione italiana pentathlon moderno, ha inviato una lettera di undici pagine ai vertici del Coni e al presidente federale Luciano Buonfiglio, chiedendo l’annullamento dell’assemblea elettiva del 15 novembre, chiamata a eleggere il suo successore.
Nella missiva, Bittner parla apertamente di “doping elettorale” e denuncia un sistema che, a suo dire, minerebbe la legittimità democratica e la correttezza delle procedure federali. “Esistono società in Italia fatte ad arte per attirare contributi e avere peso politico all’interno della Federazione del Pentathlon”, scrive, accusando apertamente una rete di associazioni nate “più per calcolo che per sport”.
Il meccanismo, secondo l’ex presidente, sarebbe semplice quanto inquietante: creare più società sportive, spesso fittizie o collegate a una stessa realtà, per ottenere voti plurimi e più contributi economici. “Il caso più eclatante è quello del Centro federale di Montelibretti, vicino Roma, dove – sostiene Bittner – in un’unica struttura operano nove società riferibili alla stessa famiglia, che si dividono 45 atleti.”
Da Montelibretti, non a caso, erano partite anche le indagini che avevano portato nel 2022 alla squalifica di Bittner per venti mesi, dopo un’inchiesta per reato ambientale legata alle condizioni igieniche del centro. Una vicenda complessa, intrecciata a rapporti interni e a un clima di tensione che si è trascinato fino a oggi.
Lo scontro con Pierluigi Giancamilli, “patron” del Centro federale, ha poi acceso ulteriormente la miccia: a Bittner era stata contestata una gestione “allegra” dei rimborsi e delle spese federali, tra cene e cellulari di lusso. Accuse che l’ex presidente respinge con decisione: “Non ho né un’accusa formale né una richiesta di rimborso. All’inizio si parlava di 80 mila euro, poi di 20 mila. Ho fatto i conti: sono a credito di qualche centinaio di euro.”
Un caso che riporta in primo piano il tema della trasparenza e della rappresentanza nelle federazioni sportive, spesso percepite come piccoli sistemi di potere chiusi e autoreferenziali. E mentre Bittner chiede chiarezza e sospensione del voto, il Coni dovrà ora decidere se aprire un nuovo fronte d’indagine o lasciare che la federazione proceda verso le urne.
Nel frattempo, il termine “doping elettorale” resta inciso come una ferita: un’espressione dura, che evoca un male antico dello sport italiano – quello che, talvolta, preferisce le manovre di corridoio alla competizione leale sul campo.

