In Italia si parla sempre più spesso di un possibile ritorno alla normativa Fornero, ma il vero nodo non riguarda solo l’età di pensionamento, quanto l’importo dell’assegno. Dal 2026, senza alcune misure in deroga introdotte negli ultimi anni e che il governo sembra intenzionato a non confermare, i requisiti per andare in pensione peggioreranno sensibilmente, con un ulteriore irrigidimento previsto per il 2027, quando scatterà l’aggiornamento biennale dei coefficienti di calcolo basati sull’aspettativa di vita ISTAT.
Il 2026 sarà quindi un anno cruciale per chi vuole andare in pensione. Alcune misure come Quota 103 e Opzione Donna, che permettevano il calcolo contributivo anche a chi aveva diritto al misto, non saranno più disponibili. Questo significa meno possibilità di pensionamento anticipato e una progressiva riduzione degli assegni per chi aspetterà il 2027. Chi uscirà nel 2026, invece, potrà beneficiare di pensioni più alte, a parità di età e di contributi versati.
La differenza principale nasce dai sistemi di calcolo della pensione. Per i pochi lavoratori con carriera iniziata e conclusa prima del 1996, il sistema resta interamente retributivo, basato sulle ultime retribuzioni percepite. Chi ha iniziato prima del 1996 ma ha proseguito a lavorare oltre quell’anno rientra nel calcolo misto: retributivo fino al 31 dicembre 1995 e contributivo per i periodi successivi. I lavoratori che hanno iniziato dopo il 1995 sono invece nel sistema contributivo puro, dove l’assegno si calcola sul montante dei contributi rivalutati e moltiplicati per i coefficienti di trasformazione.
Ed è proprio sui coefficienti di trasformazione che si gioca la differenza tra il 2026 e il 2027. Questi coefficienti vengono aggiornati periodicamente in base all’aspettativa di vita: più aumenta la vita media, più il coefficiente penalizza l’importo finale della pensione. Di conseguenza, chi lascerà il lavoro nel 2027 riceverà un assegno più basso rispetto a chi andrà in pensione l’anno prima, pur avendo gli stessi anni di contributi e la stessa età.
In sintesi, il 2026 rappresenta un’opportunità per ottenere pensioni più alte rispetto al futuro prossimo. Non si tratta solo di scegliere quando smettere di lavorare, ma anche di massimizzare l’importo dell’assegno. Il vero effetto della normativa vigente, confermato dal governo, sarà quindi la progressiva penalizzazione per chi posticiperà il pensionamento oltre il 2026.

