Pensioni 2026: rivalutazione all’1,4% e minimo a 611 euro, tutte le nuove cifre e le date di pagamento
Nel 2026 le pensioni torneranno a crescere, anche se in modo contenuto. L’Inps, con una circolare che richiama il decreto interministeriale del 19 novembre, ha ufficializzato i valori della rivalutazione per il prossimo anno e il nuovo importo del trattamento minimo, che diventerà un riferimento centrale per molte prestazioni legate al reddito.
L’aumento previsto per il 2026 è pari all’1,4%, salvo eventuali conguagli che verranno effettuati con la perequazione dell’anno successivo. Una percentuale che riflette l’andamento dell’inflazione e che inciderà in modo diverso sugli assegni, a seconda dell’importo percepito.
Trattamento minimo: quanto sale nel 2026
Dal 1° gennaio 2026 il trattamento minimo di pensione salirà a 611,85 euro mensili. Questo valore non è solo simbolico: viene infatti utilizzato come base di calcolo per stabilire i limiti di accesso a numerose prestazioni assistenziali e integrazioni collegate al reddito.
Per alcune pensioni è previsto un incremento aggiuntivo. I trattamenti di importo pari o inferiore al minimo beneficeranno infatti di una maggiorazione supplementare dell’1,3%, che porterà l’assegno fino a circa 619,80 euro mensili.
Perequazione e fasce: chi recupera di più
La rivalutazione non sarà uguale per tutti. Il meccanismo della perequazione prevede percentuali differenziate in base all’importo complessivo della pensione.
Le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo, cioè fino a 2.413,60 euro lordi mensili, recupereranno il 100% dell’inflazione. In pratica, per questa fascia l’aumento sarà pieno e pari all’1,4%.
Per le pensioni comprese tra quattro e cinque volte il minimo, quindi tra 2.413,61 e 3.017 euro lordi, la rivalutazione sarà ridotta al 90% dell’inflazione. L’incremento effettivo si attesterà intorno all’1,26%.
Ancora più contenuto l’aumento per gli assegni superiori a cinque volte il trattamento minimo, cioè oltre i 3.017,01 euro lordi mensili. In questo caso la rivalutazione coprirà il 75% dell’inflazione, con un aumento pari a circa l’1,05%.
Nessun conguaglio per il 2025
La circolare Inps chiarisce anche la situazione relativa al 2025. La rivalutazione definitiva è stata fissata allo 0,8%, in linea con il dato provvisorio già applicato. Questo significa che non saranno effettuati conguagli né a credito né a debito per i pensionati.
Calendario pagamenti pensioni 2026: tutte le date
Oltre agli importi, l’Inps ha comunicato anche il calendario dei pagamenti per il 2026, con differenze tra accredito bancario e Poste Italiane soprattutto nei primi mesi dell’anno.
A gennaio il pagamento avverrà il 3 per chi ritira alle Poste e il 5 per chi riceve l’accredito in banca. A febbraio e marzo, invece, la data sarà unica: il 2 del mese sia per Poste che per banche.
Ad aprile l’accredito è previsto il primo giorno del mese per tutti. A maggio le date tornano a differenziarsi: il 2 alle Poste e il 4 in banca. A giugno e luglio il pagamento sarà nuovamente fissato al primo giorno del mese per entrambe le modalità.
Ad agosto si registra un’altra variazione: pensione accreditata il primo del mese alle Poste e il 3 in banca. Da settembre in poi le date tornano a coincidere: pagamento il primo del mese a settembre e ottobre, il 2 a novembre e di nuovo il primo giorno del mese a dicembre.
Un aumento moderato, ma stabile
L’aumento delle pensioni nel 2026 non rappresenta una svolta, ma conferma una linea di crescita graduale degli assegni, legata all’inflazione e al sistema di perequazione. Per molti pensionati l’effetto sarà limitato a pochi euro al mese, ma il nuovo trattamento minimo e la rivalutazione piena per le fasce più basse restano elementi centrali del quadro previdenziale del prossimo anno.

