Papa Francesco a Bari, unità e pace nel Mediterraneo

Papa Francesco è stato a Bari, nella Basilica di San Nicola, per chiudere l’incontro dei vescovi “Mediterraneo frontiera di pace” promosso dalla Cei e per celebrare la messa in Corso Vittorio Emanuele, seguita dall’Angelus. Il Papa è atterrato in elicottero nel Piazzale Cristoforo Colombo del capoluogo pugliese, ed è accolto da mons. Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto, da Michele Emiliano, presidente della regione Puglia, dal prefetto di Bari Antonella Bellomo e dal sindaco Antonio Decaro.

“Potremmo chiamare Bari capitale dell’unità”. Lo ha detto papa Francesco all’inizio del suo intervento nella Basilica di San Nicola a conclusione dell’incontro dei vescovi cattolici del Mediterraneo “frontiera di pace”. Il Papa, parlando a braccio, ha ricordato la sua precedente visita nel capoluogo pugliese il 7 luglio 2018 per l’incontro con i capi delle Chiese e delle comunità cristiane del Medio Oriente, e che quella “era la prima volta dopo lo scisma, c’erano proprio tutti – ha detto -. E oggi siamo qui riuniti ancora, la prima volta di tutti i vescovi del Mediterraneo”. “Trovo significativa – ha detto quindi – la scelta di tenere questo incontro nella città di Bari, così importante per i legami che intrattiene con il Medio Oriente come con il continente africano, segno eloquente di quanto radicate siano le relazioni tra popoli e tradizioni diverse. La diocesi di Bari, poi, da sempre tiene vivo il dialogo ecumenico e interreligioso, adoperandosi instancabilmente a stabilire legami di reciproca stima e di fratellanza”.

“Oggi l’area del Mediterraneo è insidiata da tanti focolai di instabilità e di guerra, sia nel Medio Oriente, sia in vari Stati del nord Africa, come pure tra diverse etnie o gruppi religiosi e confessionali; né possiamo dimenticare il conflitto ancora irrisolto tra israeliani e palestinesi, con il pericolo di soluzioni non eque e, quindi, foriere di nuove crisi”.

“La guerra, che orienta le risorse all’acquisto di armi e allo sforzo militare, distogliendole dalle funzioni vitali di una società, quali il sostegno alle famiglie, alla sanità e all’istruzione, è contraria alla ragione, secondo l’insegnamento di san Giovanni XXIII (cfr Pacem in terris). In altre parole – ha detto Francesco -, essa è una follia, perché è folle distruggere case, ponti, fabbriche, ospedali, uccidere persone e annientare risorse anziché costruire relazioni umane ed economiche. È una pazzia alla quale non ci possiamo rassegnare, mai. Mai la guerra potrà essere scambiata per normalità o accettata come via ineluttabile per regolare divergenze e interessi contrapposti, mai. Il fine ultimo di ogni società umana rimane la pace, tanto che si può ribadire che ‘non c’è alternativa alla pace, per nessuno'”, ha detto il Papa ai vescovi del Mediterraneo, citando la Conclusione del dialogo con i capi delle Chiese e delle comunità cristiane del Medio Oriente, a Bari, il 7 luglio 2018. Non c’è alcuna alternativa sensata alla pace, perché ogni progetto di sfruttamento e supremazia abbruttisce chi colpisce e chi ne è colpito, e rivela una concezione miope della realtà, dato che priva del futuro non solo l’altro, ma anche se stessi. “La guerra appare così come il fallimento di ogni progetto umano e divino: basta visitare un paesaggio o una città, teatri di un conflitto, per accorgersi come, a causa dell’odio, il giardino si trasformi in una terra desolata e inospitale e il paradiso terrestre in un inferno”, ha sottolineato Francesco.