Viene molestata “sessualmente” sul posto di lavoro, poi la beffa. L’azienda “punisce” lei, mantenendo il posto di lavoro invece all’uomo. Siamo a Castel San Giorgio, in un’industria conserviera alimentare, diventata teatro di un episodio avvenuto nell’estate del 2012 e ora all’attenzione della procura di Nocera Inferiore. La vittima è una donna di 35 anni, che nella sua denuncia ai carabinieri raccontò di essere stata molestata sessualmente da un dipendente impiegato nello stesso stabile. La violenza sarebbe consistita in una serie di «palpeggiamenti delle natiche», durati pochi secondi, ma commessi più volte. Lui, 53enne di Pagani e formalmente indagato, svolgeva un compito professionale diverso in quell’azienda rispetto alla donna. Lei, era invece una operatrice stagionale. Ai militari, raccontò di essersi sentita «accarezzare le natiche per pochi secondi» mentre lavorava. Ma pensando si trattasse di una sbagliata percezione e non vedendo nessuno nelle immediate vicinanze, tornò a fare ciò che aveva interrotto poco prima. Il giorno dopo, quella “carezza” divenne più “profonda” e la vittima scoprì che a toccarla era stato proprio un suo collega. In azienda scoppiò il caos, con la donna che prese a schiaffi quell’uomo, per poi condurlo davanti al titolare. Dopo aver spiegato cosa fosse accaduto, alla 35enne fu riferito che il dipendente sarebbe stato «licenziato al più presto»
Il giorno dopo, la beffa. Lo racconta nella sua denuncia proprio la vittima: «Sono stata male tutta la giornata e la notte per questo episodio e non ero sicura di voler denunciare l’accaduto, ma questa mattina, quando ho ripreso il lavoro, ho notato che mi avevano cambiato il posto e di essere stata assegnata a spazzare il piazzale interno alla fabbrica». La stessa, notò anche che l’altro dipendente era al suo solito posto di lavoro, come ogni giorno. Furono proprio quelle circostanze, insieme ad una serie di proteste vibranti contro i suoi superiori, a spingere la donna a denunciare i fatti ai carabinieri.
Ma una volta davanti ai giudici, sul caso fu inizialmente disposta l’archiviazione, vista la “tenuità del fatto”. Quell’unica palpata era stata inquadrata per il pm come “fatto tenue”, non essendoci stata continuità nel gesto. Una tesi rigettata dal gip, che richiamando sentenze della Cassazione, ha stabilito che la donna fu oggetto di «toccamenti per tre volte nell’arco di due giorni». Circostanza che esclude la “tenuità del fatto”. Il fascicolo è stato dunque rinviato al pm che, dietro disposizione del gip, ha chiesto per il 53enne il processo con l’accusa di violenza sessuale

