Il cantore pellegrino racconta anche la sua città, nel mercato rionale del venerdì, qui dove pulsa l’identità di un popolo che si fregia con orgoglio del titolo di “pezzaro”.
Di Marco Visconti
Vincenzo Romano, il “cantore pellegrino”, canta Pagani con “Core Gitano”, prodotto da Tamburi Pagus e regia di Mauro Casalino. Il singolo nasce in una notte d’estate durante un concerto a Pisciotta Cilento (Salerno), qui Romano fa un viaggio a ritroso portandolo in quel tempio antico della tradizione che è il mercato rionale. Però non in un mercato rionale qualunque, il profumo di casa lo riporta con nostalgia alla sua Pagani, all’Arena Pignataro, al mercato rionale del venerdì. “Abbiamo girato il video – spiega Romano – con le persone del mercato, è stata una cosa unica. Credo che a Pagani non si stia scaricando questa energia identitaria ma, sicuramente, ha bisogno di essere curata. Raccontare questo mondo, tramite la musica, è anche un modo per aiutare queste anime, queste persone. Il mercato – continua Romano – ha un forte legame col nostro territorio: infatti, non a caso, ci riconoscevano come pezzari”.

Le radici, che traspaiono anche in altre canzoni del cantore pellegrino, avvolgono la società, andando anche oltre la dimensione locale, figurando in una prospettiva sociale: “Siamo tutti pellegrini o gitani – spiega Romano – anche nella nostra quotidianità. Al mercato si incontrano persone che vanno di fretta o vogliono spendere un po’ del proprio tempo guardando forme e colori, qui c’è chi vende e chi compra, si scambiano saluti e idee, si incontrano necessità, desideri e imprevisti, a volte è luogo di nuovi e vecchi amori. Sono cresciuto – continua Romano – in questo ambiente e ne sono orgoglioso. Mio padre era un ambulante. Siamo tutti viandanti, siamo tutti ambulanti, siamo tutti pellegrini e gitani”. Romano crea questa assonanza tra ieri e oggi: lo stare in movimento è un tratto storico che caratterizzano i popoli dell’Occidente ma, allo stesso tempo, crea anche una dissonanza tra il passato e presente: lo stare schizofrenicamente in movimento è un tratto esclusivo della nostra società. Lo gitano, zingaro di origine spagnola, terra cara al “cantore pellegrino”, si compenetra nel “pezzaro” paganese. Dietro a questa stratificazioni di volti, luoghi ed epoche, l’artista dedica il suo “Core gitano a chi trova il senso della vita andando sempre, sino in fondo, pur senza sapere dove, perché a deciderlo sarà solo il suo cuore gitano“. Il brano di Romano, in uscita il 14 febbraio, è accompagnato dalla voce di Laura Paolillo, chitarra di Leo Coppola, fisarmonica di Nino Conte, mandola Gianmarco Volpe e dal basso di Pietro Pisano.
Biografia di Vincenzo Romano
Conosciuto come il “cantore pellegrino delle tradizioni”, nasce a Pagani il 16 giugno 1990. Cresciuto con la musica popolare di Franco Tiano, ha collaborato con altri grandi nomi della tradizioni, per fare alcuni esempi, Marcello Colasurdo, Cristina Vetrone, Nando Citarella, Tullio De Piscopo, Eugenio Bennato. Porta la sua Pagani, tramite la voce, in luoghi prestigiosi, oltre all’Italia, in Francia e Spagna. Ha preso parte al film “Al destino non chiedere quando” di G.M.Valletta e al docufilm “Pagani” di E.F. Inno contribuendo, per entrambi i film, anche con sue colonne sonore. Vince il “Premio del pubblico” nel 2019 durante la XXX edizione di “Musicultura 2019”. Attualmente, ha inciso 4 dischi: Curri curri, mamma mia (2010); Mammeddio! Canti e ritmi di Primavere (2010); Uhanema! (2016) in collaborazione con Gerardo Sinatore; Natale in armonia (2018). Svolge dal 2010 corsi di avviamento alla tradizione presso scuole primarie e secondarie del territorio.

