Di Marco Visconti

Immacolata Iorio, in arte Valentina Stella, ha illuminato il cielo stellato di Pagani durante l’ultimo giorno, il 2 agosto, dedicato all’autore di “Tu scendi dalle stelle”, sant’Alfonso Maria de Liguori. Stella, come sant’Alfonso, è legata particolarmente al popolo, riesce a coinvolgerlo e a emozionarlo con la sua arte. Il canto, come dice lei, “è lo specchio dell’anima”, per cui da un animo, quale quello di Stella, così genuino e altruista, riesce a coinvolgere emotivamente il pubblico. Stella svela alcune parti delicate della sua biografia tramite l’intervista rilasciata il 2 agosto all’Auditorium “Sant’Alfonso Maria de’ Liguori” di Pagani.
Chi è Immacolata Iorio?
Sono nata a Napoli, in Piazza Francese, alle spalle del Teatro Mercadante. Provengo da una famiglia di pizzaioli che visse nel quartiere Porto di Napoli. Mio padre sposò la prima moglie ed ebbe 15 figli, di cui uno morì. In seguito divorziò con sua moglie, conobbe una seconda donna, mia mamma, che la sposò. Mia mamma, quando sposò mio padre, aveva 16 anni, mentre mio padre aveva 40 anni. Nacquero sei figli, poi ne adottarono due, in totale erano 23 figli. Sono la sedicesima figlia, sono, come diceva mio padre, la “ seconda femmina della seconda cucciolata”. Eravamo in tanti, vivevamo in una condizione socioeconomia precaria, dunque condividevamo le difficoltà, ma serbo in mente anche ricordi piacevoli. A casa mia mamma cantava benissimo, mia sorella recitava, somigliava all’attrice italiana Dolores Palumbo. Mio padre chiamava le sue figlie “nennelle mie”. Io sono l’unica che è riuscita a ottenere visibilità. L’unico rimorso è che io e i miei fratelli non siamo riusciti a mantenere la famiglia unita. Adoravo mio padre, volevo che non invecchiasse mai per stare sempre con lui. Proprio la voglia di stare con lui mi portò ad abbracciare l’arte, il canto, lui faceva il ristoratore, io facevo la “posteggia”. Questa mi aiutò ad avere una distanza ben ridotta con il pubblico: di fatti quando iniziai a recitare al teatro, all’età di 13 anni, avevo difficoltà di stare distante dalla platea.

Lei ha operato anche nel sociale?
Già durante la mia fase adolescenziale andavo nelle salumerie per prendere il latte e i biscotti destinandoli a 2 signore anziane che vivevano da sole. A 14 anni “conobbi” Madre Teresa di Calcutta, in seguito partecipai alla Comunità di Sant’Egidio, fornii il mio contributo in Mozambico, Tanzania etc.. Aiutai a spese mie 22 donne anziane che vivevano a Napoli. Continuo attualmente a operare silenziosamente nel sociale.
Lo scrittore Domenico Rea su “Repubblica” la paragonò a Gilda Mignonette in quanto “capace di immergersi nel mondo plebeo”. Quanto si rivede in questa cantante?
Mi rivedo completamente in Gilda Mignonette. Conobbi personalmente Domenico Rea quando interpretai “Novecento napoletano” con Marisa Laurito.
La sua arte racconta la Napoli plebea, la plebe ha speranza di riscatto?
Sì, c’è sempre il riscatto.
La sua voce è stata protagonista di alcuni film del regista e attore Alessandro Siani che, anche lui, si mostra con la sua comicità di abbracciare quella “plebe” citata da Rea, è vero che avete uno stile simile?
Sì, siamo autentici. Ho prestato la mia voce nel film “Benvenuti al Sud (2010)” con la canzone “Passioni”, e nel film “Il principe abusivo (2013)” con la canzone “Indifferentemente”. Prima di partecipare nei film di Alessandro Siani, lavorai per più di 10 anni nel mondo teatrale intrepretando ruoli importanti in “Novecento Napoletano”, “Lacrime napulitane”, “Festa di Montevergine”, “Napoli secolo d’oro”, inoltre recitai in film quali “Viaggio con Anita” e “C’era una volta un re”.
È la prima volta che è stata a Pagani?
Non è la prima volta che sono stata a Pagani.
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