Pagani. Tombe profanate, l’amarezza del Vescovo e dei cittadini

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“Per fortuna la tomba di mia madre non è stata toccata, ma mi piange il cuore per quelle che hanno subito quest’atto osceno”.

All’indomani del furto di oggettistica funebre in metallo perpetrato al cimitero comunale di Pagani, tanta è l’amarezza dei cittadini che si stanno recando al camposanto per fermarsi in preghiera davanti alle tombe dei propri cari. La notizia ha messo, in questo week end, numerose persone in agitazione, e tanti sono stati quelli che hanno fatto tappa al cimitero per controllare che ‘tutto fosse a posto’. Qualcuno ha tirato un sospiro di sollievo, per altri il dolore e l’amarezza ha preso il sopravvento. “Profanano anche le tombe – ha detto Antonio, davanti alla tomba di sua sorella (tra quelle colpite) – per fare cosa? Per creare disagio a noi e per darci ulteriori dispiaceri? ‘Devono comprarsene tutte medicine’ “

E mentre a Pagani come ad Angri e altre cittadine del territorio si contano i danni, forte è giunta stamane la condanna di monsignor Giuseppe Giudice. 

“Gli episodi di vandalismo, consumatisi nei cimiteri di Pagani, Angri e Poggiomarino, nonché in altre città del territorio, sono segnali da non sottovalutare e decifrare con molta oculatezza – le parole del pastore diocesano – Il rispetto dei morti e dei luoghi in cui riposano ha sempre segnato il cammino di ogni popolo, al di là della fede e della cultura.

L’oltraggio ai cimiteri è indice di un grave disagio sociale, dove gente sprovveduta, fosse anche un piccolo numero, non si ferma più neanche dinanzi alla morte, spinta da bassi e malsani istinti e profitti. Come Vescovo, alzo la voce e invito tutti (famiglie, scuole parrocchie, istituzioni) a non abbassare la guardia e a ristabilire un patto educativo, attento soprattutto alle nuove generazioni, per ricucire la sfilacciatura del tessuto sociale. Qui non è in gioco solo la fede, dono preziosissimo, ma il concetto stesso di persona e di umanità, che rasenta l’inciviltà. Invito non solo a pregare ma a riflettere ed operare in sintonia e comunione”.