Pagani. “Sequestrata e violentata”. I giudici: “La vittima e’ sincera. Saggese e Bombardino restano in carcere”

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«La vittima è stata estremamente meticolosa nel ripercorrere tutte le fasi dello stupro. Il suo racconto è sincero e sintomatico di uno stato di stress fisico emotivo che non avrebbe potuto nascere se non a seguito della violenza subita». Lo sostengono i giudici del Tribunale del Riesame, che hanno confermato la misura in carcere per Antonio Saggese e Giuseppe Bombardino, i due giovani ventenni che lo scorso 12 febbraio avrebbero sequestrato per strada e poi violentato a turno una ragazza di appena 16 anni. I giudici salernitani hanno valutato il materiale presentato dagli avvocati difensori (la ragazza sarebbe da sempre un soggetto poco attendibile) insieme agli elementi a carico dei due ragazzi. Ebbene, i riscontri sulle accuse sarebbero stati riscontrati su tutto quello verificato dai carabinieri: dall’auto utilizzata da Saggese e Bombardino quella notte, che combaciava con quella indicata dalla vittima, fino ad una ferita presente sul labbro di uno dei due, riportata a causa dei tanti tentativi di ribellione della ragazza. E ancora: le immagini di videosorveglianza, grazie alle quali sarebbe risultata «evidente la dinamica» legata al sequestro di persona e la testimonianza di chi intercettò la 16enne per strada, mentre provava a scappare. Infine, il referto medico del pronto soccorso e la valutazione effettuata dalla psicologa nominata dagli investigatori

Gli elementi a favore dei due ventenni

Ai giudici del Riesame sono stati presentati diversi elementi finalizzati a smentire la versione della vittima. Tra questi, la precedente relazione che la 16enne avrebbe avuto con uno dei due (in una prima fase, la ragazza disse di non conoscerli) fino alle contraddizioni scaturite dal suo racconto. Oltre alla circostanza che nessuno dei due avesse bevuto (una delle accuse presenti in denuncia) ne tantomeno che la stessa vittima avesse ingerito sostanze alcoliche. Il quadro presentato dalla difesa farebbe emergere tutt’altra versione dei fatti, con la figura della vittima ritenuta poco attendibile con amici e famiglia, insieme ai tentennamenti avuti poco dopo lo stupro. Così come la denuncia, che sarebbe giunta solo dietro insistenza della madre. Tuttavia, il Riesame ha valutato il tutto non rilevante, giudicando invece «granitico» quanto raccolto contro i due giovani.

E nel confermare il carcere, ha scritto: «Le condotte appaiono gravi e caratterizzate da un’escalation di aggressività sfociata nel costringere la minore a ripetuti amplessi non avendo esitato a sequestrarla per un apprezzabile lasso di tempo al fine di zittirla ed immobilizzarla, così mostrando di non saper frapporre freni inibitori alla volontà di soddisfare il loro brutale istinto sessuale»