Pagani, Scenari parte alla grande con Borrelli

Sarà inaugurata ufficialmente sabato 14 dicembre, alle ore 20.30, la stagione teatrale 2019-2020 di “Scenari pagani”. La kermesse, ideata da Nicolantonio Napoli, direttore artistico di Casa Babylon Teatro, è giunta alla ventitreesima edizione. Collisioni, questo il sottotitolo della rassegna che si svolgerà completamente al Centro Sociale di Pagani. Si comincerà con Mimmo Borrelli e la sua Napucalisse. Lo spettacolo sarà il completamento del laboratorio intensivo “Il teatro è un gran patto collettivo” tenuto da
Borrelli, a Pagani, dal 5 al 7 dicembre scorso. “Scenari pagani 23” si dipanerà attraverso 8 appuntamenti per concludersi il 28 marzo 2020. Come ogni anno, gli spettacoli saranno preceduti da “Tarallucci e vino”, l’AperiSpettacolo a cura di Ritratti di Territorio.
Prossimi appuntamenti: venerdì 31 gennaio 2020, Rita Marcotulli e Luciano Biondini in “La strada  invisibile”; sabato 15 febbraio 2020, Tonino Taiuti e Lino Musella in “Play Duett”; 22 febbraio 2020, Enzo Moscato in “Ritornanti 2.0”; sabato 29 febbraio 2020, Scena Verticale “Lo psicopompo”; sabato 7 marzo 2020, Andrea Cosentino “Primi passi sulla Luna”; sabato 14 marzo 2020 Compagnia Vetrano-Randisi, Totò e Vicè; sabato 28 marzo 2020, Fabiana Iacozzilli-CrAnPI, “La classe”. Napucalisse di e con musiche dal vivo di durata: Napucalisse è un lavoro di struggente bellezza dedicato alle due facce di Napoli, quella condannata e innocente, un oratorio con musiche dal vivo eseguite da Antonio Della Ragione. La storia vede come protagonista il Vesuvio distruttore e creatore di vita, amato e odiato dalla sua gente, personificazione, secondo una leggenda locale, di Lucifero.
A interloquire con lui è un Pulcinella, senza la sua abituale maschera, che cerca di placarlo raccontandogli una Napoli bella, caricaturale attraverso gli stilemi di un matrimonio di quartiere. Il Vesuvio si diverte, sembra apprezzare fin quando il racconto amaro di una Napoli cattiva e violenta, dell’Assassino ‘i Cartone, senza futuro, finisce per scatenare
la furia del vulcano che comincia a eruttare seppellendo tutto. Napucalisse, titolo geniale che mescola le parole “Napule” e “Apucalisse” è un monologo che scava nelle viscere di
un’umanità dolente e arrabbiata, di una città, Napoli, considerata il luogo ideale per perdere la speranza e destinata a esplodere come il suo Vesuvio. E il Vesuvio, questo, sembra saperlo. È così che, nello spettacolo, alcuni dei suoi abitanti invocano le grazie delle sette madonne Vesuviane, messe a guardia del vulcano per placarlo, e si chiedono se
sia giusto lasciar sopravvivere questa città o se sia più giusto che questa città compia il suo destino suicidandosi tra il fuoco e la lava. Napucalisse è un’invettiva con l’anima di una preghiera, un’invocazione del fuoco per bruciare di pietà e di speranza. Con l’innocenza di un fauno e la collera di una bestia, Borrelli incarna lingua e tumulto di una Napoli che si fa archetipo e pulsa dentro la terra: archeologia di memoria, futuro e sedimento di quell’antro ribollente che è il teatro.