“Il voto del prossimo 4 dicembre – dice Nello Califano, coordinatore paganese del Comitato per il Sì “Ragione Pubblica” – deciderà il futuro del nostro sistema politico. Siamo difronte ad una scelta: confermare l’assetto costituzione del ’48, (peraltro criticato da costituzionalisti autorevoli come Piero Calamandrei e Giuseppe Dossetti) o scegliere la strada del cambiamento. Quello però che è certo, è che il voto referendario non produrrà effetti catastrofici come pure molti sostengono. Non si tratta di modificare l’impianto primario del nostro ordinamento costituzionale ma solo rendere più stabile i procedimenti politici che ci riguardano da vicino. Poiché non ogni cambiamento è di per sé migliorativo, occorre guardare i contenuti della riforma, come ha giustamente osservato Luciano Violante e se essi segnano davvero un miglioramento per il nostro sistema costituzionale. Partiamo da un punto innegabile. Il nostro Paese ha attraversato negli ultimi decenni crisi politiche profonde. Dodici governi negli ultimi venti anni, il ricorso continuo da parte dei governi che si sono avvicendati di decreti legge che, di fatto, hanno svuotato di funzione il Parlamento ma, soprattutto, abbiamo assistito ad un inesorabile scollamento tra Politica e cittadini. A nostro avviso, invece, questa riforma potrebbe riattivare il circuito virtuoso tra la buona pratica politica e la società. Entrando nel merito, sbaglia chi crede, anteponendo pregiudizi politici, che siamo difronte ad una svolta autoritaria. In primo luogo perché il presidente del Consiglio non potrà porre la fiducia al Senato e il governo sarà, comunque, sottoposto al controllo del Senato per tutto quanto riguarda le politiche pubbliche, l’attuazione delle leggi e il funzionamento delle pubbliche amministrazioni. Inoltre, per i sostenitori del No, la riforma non garantirebbe l’elezione dei Senatori. Non è esatto. La riforma, infatti, rinvia ad una legge successiva secondo cui i senatori saranno eletti dai consigli regionali e comunque “in conformità alle scelte espresse dagli elettori”. Infine, l’obiezione secondo cui questa riforma è stata voluta non da una maggioranza del Parlamento, ma solo dalla maggioranza del governo Renzi. Chi ha buon memoria, ricorderà che all’inizio, per ben tre volte, la riforma è stata votata anche da altre formazioni politiche come Forza Italia e solo dopo l’elezione del presidente Mattarella ha cominciato a votare contro. Chi si difende dietro la Carta Costituzionale dovrebbe ricordare che l’articolo 138 prevede che le riforme costituzionali possano essere approvate anche dalla sola maggioranza assoluta dei senatori e dei deputati, come avvenuto in questo caso. Per queste ragioni, sabato 29 ottobre saremo in piazza a Roma, per sostenere, insieme ad altre migliaia di persone, la necessità di modernizzare il nostro meraviglioso Paese”.

