Auspico che l’amministrazione che verrà prenderà provvedimenti seri sulla sicurezza e sull’ordine pubblico negli uffici.
di Marco Visconti
Al danno economico, che pure supera i mille euro, si aggiunge lo schiaffo morale: la ferita a un ricordo prezioso e la sensazione di essere “puntati” mentre si compie il proprio dovere. Maurizio Schettino, impiegato pubblico all’ufficio d’anagrafe di Pagani, rompe il silenzio dopo il grave atto vandalico subito nei giorni scorsi.L’auto di Schettino, parcheggiata nell’area destinata ai dipendenti durante l’orario di lavoro, è stata pesantemente danneggiata. Non un graffio accidentale, ma un’azione “accurata ed estesa” che ha colpito quasi l’intero perimetro della vettura, cofano incluso. Un’azione che, per modalità e tempi, lascia poco spazio al caso: tra le tante auto presenti, solo la sua è stata colpita. «L’evidenza dei fatti è palese circa l’intenzionalità», spiega Schettino. «L’autore conosceva bene non solo il modello, ma anche i miei tempi di lavoro». Ciò che l’artefice del gesto probabilmente ignorava è il legame profondo che unisce l’impiegato a quella vettura. L’auto apparteneva originariamente al fratello di Maurizio, scomparso circa dodici anni fa. Uno scrigno di memorie trasformato in bersaglio da chi ha agito nell’ombra, approfittando di una zona d’ombra nella sicurezza dell’area.
“Un mix di amarezza e consapevolezza” – confessa Schettino – “Non ti aspetti che per andare a fare il tuo dovere tu debba restare senza parole davanti a tanta vigliaccheria”.
L’episodio riaccende i riflettori sulla precarietà dei controlli presso le sedi comunali. Schettino ha già sporto regolare denuncia presso il Comando dei Carabinieri di Pagani. Gli stessi militari hanno espresso perplessità per l’ennesima segnalazione riguardante l’assenza di videosorveglianza in un punto nevralgico, dove ogni giorno stazionano i dipendenti e transita un’utenza spesso “irruente e fuori controllo”. Nonostante la dedizione e la disponibilità che gli addetti dell’anagrafe offrono quotidianamente al pubblico, la risposta è stata un atto di violenza gratuita. Una situazione che ha spinto il dipendente a una decisione amara quanto simbolica: «Sarò costretto ad andare al lavoro a piedi da Nocera Inferiore, per evitare di trovarmi, domani, con il motore malfunzionante o le ruote bucate». Il caso è stato portato all’attenzione delle parti politiche e amministrative dell’ente. La richiesta è chiara: non è più possibile tollerare zone franche dove chiunque può colpire impunemente chi lavora per la comunità. Resta il danno, resta l’amarezza, ma resta soprattutto la ferma volontà di Schettino di non farsi piegare: «Se l’autore avesse coraggio, verrebbe a parlare. Ma la dignità non si graffia con una chiave. Auspico che l’amministrazione che verrà prenderà provvedimenti seri sulla sicurezza e sull’ ordine pubblico negli uffici».
