Pagani: raccolta differenziata inesistente. Il Comune spende 211mila euro per l’indifferenziato in un solo mese

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Di Marco Visconti

A Pagani, la raccolta differenziata sembra essere rimasta solo sulla carta. Lo dimostra una fattura recentemente liquidata dal Comune alla società EcoAmbiente Salerno, incaricata della gestione dei rifiuti. I numeri parlano chiaro: a luglio sono stati spesi ben 209.735 euro per lo smaltimento dei rifiuti indifferenziati, contro appena 1.586 euro per l’umido.Un abisso che riflette una situazione già nota ma sempre più difficile da ignorare: a Pagani la raccolta differenziata è quasi assente.

Differenziata ai minimi, costi ai massimi

In totale, nel solo mese di luglio, sarebbero state smaltite circa 1.233 tonnellate di rifiuti indifferenziati, contro poco più di 13 tonnellate di umido.Con una popolazione di circa 36mila abitanti, ogni cittadino paganese avrebbe prodotto 34 kg di indifferenziato solo a luglio. Su base annua, significherebbe oltre 400 kg di rifiuti non differenziati a testa.Numeri lontani anni luce dagli standard regionali e nazionali: nei comuni vicini la produzione di indifferenziato pro capite è ben al di sotto dei 200 kg l’anno.Una gestione in caduta liberaIl paradosso è evidente: più indifferenziato si produce, più aumenta il costo per la collettività.

L’assenza di una vera raccolta differenziata, oltre a generare un danno ambientale, comporta un aggravio economico diretto per il Comune e, quindi, per i cittadini.Secondo alcune stime, se Pagani raggiungesse anche solo la media provinciale del 50% di raccolta differenziata, il risparmio per la sola frazione organica non intercettata sarebbe tra 90.000 e 150.000 euro l’anno.E questo è solo l’inizio. A questi costi vanno aggiunti quelli legati all’ecotassa regionale, ai trasporti e a eventuali penalità previste nei contratti di servizio. In sintesi, la mancata differenziazione dei rifiuti costa cara. E non solo in termini ambientali.

Dalla promessa al disastro

Eppure, in passato, Pagani aveva mostrato segnali incoraggianti. Nel 2019, la raccolta differenziata aveva raggiunto il 42,17%, toccando persino il 51,2% nel secondo semestre, secondo i dati ufficiali.Da allora, però, qualcosa si è rotto. Le stime più recenti indicano una percentuale ferma al 15-16%, ben lontana dall’obiettivo del 65% fissato per legge. Tra le possibili cause, si ipotizza anche l’evasione della Tari, la tassa sui rifiuti, che disincentiva i controlli e il miglioramento del servizio.