I lavoratori, nonostante il disagio , operano laboriosamente per il corretto funzionamento della struttura e, nonostante siano soli, lontani da solide leadership, credono fermamente nella propria operosità.
È arrivata la primavera anche al Mercato Ortofrutticolo, portando con sé quel profumo di fiori, polline e inadeguatezza gestionale. Mentre altrove la natura si risveglia in una sinfonia di colori e sospiri romantici, qui la verde radura prende le sembianze di una giungla urbana, pronta a stringere in una morsa i soggetti allergici, che possono solo sognare un dolce respiro, magari da un aerosol.Le piante crescono rigogliose, con la fierezza di chi sa di non essere mai potata. Robuste, solide, invadenti: veri e propri monumenti al disinteresse.
Il tutto condito da una manutenzione che pare esistere solo nella teoria. Voci di corridoio, e anche di bancarella, sussurrano che a occuparsi del verde non siano giardinieri qualificati, ma improbabili apprendisti del decespugliatore, scelti più per affinità zodiacale che per competenza tecnica. Più che un angolo verde, sembra una distesa di starnuti in fiore. I lavoratori, nonostante il disagio , operano laboriosamente per il corretto funzionamento della struttura e, nonostante siano soli, lontani da leadership adeguate, spia di un disagio che coinvolgono Apa e Scoletti, e credono fermamente alla loro operosità. Resta un’unica certezza: la primavera qui non porta rinascita, ma antistaminici.

