Pagani. “Pensieri di una donna scalza” il libro di Emanuela Castaldo al Circolo Unione in data 25 novembre

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Intervista all’autrice, vittima di violenza, che ha scritto un testo autobiografico e pedagogico per le donne che vivono esperienze simili.  

Di Marco Visconti

Il testo di Emanuela Castaldo dal titolo “Pensieri di una donna scalza. Dall’inferno al paradiso passando per il purgatorio” sarà presentato dall’autrice il 25 novembre alle ore 18 al Circolo Unione. Emanuela Castaldo ha vissuto il suo calvario o, per citare il richiamo dantesco del titolo, il suo viaggio infernale passando per il cerchio dei violenti. Il violento era la persona più cara a lei, colui con cui ha condiviso 16 anni, un tempo molto lungo. La donna subiva violenza fisica e psicologica, ha visto più volte la morte:  subendo 2 tentati omicidi e 1 tentato suicidio. Segue la fuga coi figli, la paura di essere presa dal suo ex marito, poi ci sono le varie soste che infine l’hanno portata a “riveder le stelle”. Tuttavia lo Stato, dal canto suo, non sempre è attento a fatti simili, spesso rischia di diventare, con i suoi ingranaggi poco oleati, quasi complice di un’ulteriore violenza verso la vittima. Dunque, Castaldo non spiega solo il suo libro, ma anche le contraddizioni avvertite dallo Stato, oltre che sottolineare le iperboliche voci utilizzate dai mass-media per chi commette violenza.  

Locandina evento.

Perché è arrivata in casa protetta?

Vivevo nel Napoletano, ho subito violenza da 16 anni dal mio ex marito. Quando ho toccato il fondo con il tentativo di suicidio, il 6 maggio del 2019, ho capito che rischiavo di  morire per mano sua o per mano mia. Dopo 2 settimane ho avuto coraggio, dopo l’ennesimo momento di minaccia di morte, ho preso i miei bambini e non sono ritornata più casa, perché se tornavo a casa non sapevo se ce l’avrei fatta.  La violenza domestica è diversa dalle altre tipologie di violenza, perché la violenza avviene nel luogo in cui dovresti sentirti protetto, viene operata dalla persona che ami, quindi diventa il tradimento più alto che ci possa essere psicologicamente per una persona. Inoltre viene operata molto spesso avanti ai figli, quindi non si sta facendo il danno solo a sé stessa, nel mio caso, ma anche alla cosa che più si tiene: i figli. Nel 2019 ho preso i miei bambini e siamo scappati, siamo arrivati alla stazione, ci ha fermato la polfèr, siamo stati portati al comando dei carabinieri, ho fatto denuncia, ci siamo trasferiti a Casal Di Principe, alla cooperativa Eva e poi in casa protetta, dunque mi sono spostata  Da Casal di Principe a Cava de Tirreni e sono arrivata a Sant’Egidio,. Poi è partita la macchina giudiziaria, è un altro massacro per le donne”.

Perché  la macchina giudiziaria è un massacro per le donne?

È giusto che gli addetti ai lavori  indaghino per vedere, però penso che ci voglia, come ha detto ieri in manifestazione il comandante dei carabinieri di Pagani, un attimo di formazione da parte del personale che accoglie una donna che sta denunciando, perché non si sa se la donna che denuncia stia in uno stato estremo di dolore. Quando si raccoglie la denuncia, quasi fa passare la voglia. Quando inizia l’interrogatorio, l’ascolto del pubblico ministero, della macchina che quasi accusa la parte vittimizzata, si crea un processo in cui non sempre la donna è pronta ad affrontare. Procede il sostegno, il percorso del centro antiviolenza. Quando venni a Sant’Egidio, qui non c’era il centro antiviolenza”.

Emanuela Castaldo.

 In genere, per i casi di violenza, i mass-media usano aggettivi forti come “aguzzino” o  “carnefice”. Lei quale aggettivo userebbe per il suo ex marito?

Chiamiamo le cose con i loro nomi, “violento”. Nelle misure cautelari, nei procedimenti giudiziari, negli atti del mio processo lei non leggerà mai il nome violento”.

Lo Stato è stato vicino a lei?

Esiste la legge 34, non ho mai potuto usufruire, perché sono una donna che ha studiato, quindi col mio titolo di studio sono andati avanti, ho avuto la possibilità di rimboccarmi le maniche, ho lavorato. Invece la donna vittima di violenza che ha, per esempio, un basso titolo di studio che fine fa?  Feci una proposta tempo fa, di far entrare le donne nelle categorie protette, così da facilitare le aziende a incentivare donne a lavorare”.  Per quanto riguarda la giustizia, le donne, come me, si ritrovano con una condanna in terzo grado, però sono spesso liberi gli ex partner”.

“I pensieri di una donna scalza” perché?

Sono stata scalza per tanto tempo, non uscendo di casa, camminavo scalza. Il pensiero è quando si cammina sui carboni ardenti, ti bruci, continui a camminare per arrivare alla fine del percorso. Camminare a piedi scalzi, richiama il cammino che ho fatto in una sorte di tunnel”.

“Dall’inferno al paradiso passando per il purgatorio”, perché questo viaggio dantesco?

Mi piace molto Dante, l’inferno è sinonimo di violenza, il paradiso è quello che vivo adesso. Rispetto ad alcune donne, ho seguito un percorso giudiziario che mi ha portato a chiudere il processo. Il Purgatorio è quel luogo che le donne devono attraversare, 1 per ricostruire loro stessi, consideri che ero una persona distrutta, ho dovuto rimettere tutti i cocci insieme per rialzarmi da terra, per ricostruire me stessa, per essere una buona mamma. Ho dovuto seguire percorsi terapeutici, percorsi genitoriali per seguire i miei figli”.

Le giornate commemorative, rischiano di diventare degli stereotipi, come quando, in vista del Natale, si pensa di mettere l’albero, finita la festa, si toglie l’albero. Lei cosa ne pensa di questa “festa del dolore”?

Dalla morte di Giulia Cecchettin in poi si è alzata l’asta sulla violenza. In questo periodo, mi fa piacere di non aver tempo libero tra una manifestazione e l’altra, però finita questa settimana, io continuo a parlare di violenza, ma gli altri non ascoltano e non vogliono ascoltare. Perché di violenza si parla dal 20 al 27 di novembre. Invece la violenza va portata nelle scuole, perché la violenza va portata da quando si inizia la preadolescenza fino all’adolescenza”.