Un permesso speciale per partecipare alla comunione del figlio. E con l’obbligo per la scorta di nascondere uniformi e pistole. E’ quanto deciso dal tribunale di sorveglianza, con parere favorevole dell’Antimafia di Salerno, nei confronti di Michele Califano. Il 45enne paganese, ritenuto affiliato o comunque vicino al clan Fezza – Petrosino D’Auria, aveva chiesto il permesso di poter presenziare alla cerimonia sacra per il figlio piccolo. Con tanto di domanda scritta, a firma del suo avvocato e legale di fiducia Matteo Feccia. Seppur con esito non scontato, il dipartimento ha concesso l’autorizzazione, ma con specifiche direttive. E cioè, la scorta che seguirà l’uomo per la cerimonia dovrà indossare abiti civili. Inoltre, durante la cerimonia religiosa e in presenza dei congiunti, il detenuto non dovrà avere le manette. Le stesse armi in uso alla polizia penitenziaria dovranno essere occultate o comunque, non visibili ai presenti. La decisione, accolta con grande soddisfazione dalla difesa, rientra in quei benefici concessi dall’ordinamento penitenziario. Contorta e non ancora definita la situazione processuale di Califano, che ha all’attivo due precedenti per tentata estorsione (di cui uno già passato in giudicato) e un’assoluzione ottenuta in Appello a seguito dell’inchiesta “Chic cafè”, su di un giro di droga nell’Agro nocerino. Il 45enne è tuttavia indagato nell’indagine di camorra ribattezzata «Criniera»: la Dda gli contesta di aver fornito supporto o comunque agevolato i fratelli Petrosino D’Auria nella gestione dei trasporti per il mercato ortofrutticolo. Un settore dove Califano opera da anni. All’epoca del blitz finì agli arresti domiciliari. Dopo un po’ finì in carcere, perché accusato di aver violato quel regime cautelare, in quanto finito coinvolto in una rissa con il nipote e la cognata a causa di un parcheggio. Uno spazio condominale conteso, che gli valse il carcere, dopo l’intervento dei carabinieri della tenenza di Pagani. Il giudice decise per il regime più duro, in virtù dell’aggravante camorristica che gli viene contestata nell’indagine del pm Vincenzo Montemurro.

