Pagani. Operazione Jamm Jamm, i Contaldo si difendono

Le accuse e la rete di contatti

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Si è difeso davanti al giudice, confutando ogni singola accusa mossa dall’Antimafia di Salerno. Assistito dal suo avvocato, ha parlato e non poco Antonio Contaldo, alias “Tonino o’ Caccaviell”, accusato dalla Dda di essere a capo di un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa attraverso il gioco d’azzardo online. Il suo interrogatorio davanti al gip è durato circa un’ora, durante il quale ha fornito la propria versione sull’enorme mole di accuse che lo riguardano. Dopo di lui, è toccato anche ai figli Vincenzo e Giuseppe, poi a Vincenzo Caputo e Carmine Stanzione. Tra gli argomenti trattati, la gestione delle piattaforme online, i rapporti con i gruppi di Potenza e Calabria, oltre a quelli con gli esercizi commerciali che lo avrebbero supportato. Nei prossimi giorni, il gip ascolterà quanto avranno da dire le persone sottoposte invece agli arresti domiciliari. Per i tre Contaldo, la difesa si prepara a chiedere istanza di scarcerazione

Le accuse e i “contatti”

Tra le accuse che vengono mosse all’odontotecnico paganese, vi è in particolar modo quella relativa alla rete di contatti dei quali avrebbe usufruito. La “holding” a gestione tutta familiare di Antonio Contaldo non avrebbe mai funzionato senza una serie di agganci, alcuni impensabili per gli stessi inquirenti. Oltre a quelli con presunti gruppi criminali calabresi e potentini e a i rapporti solidi con l’estero, vi erano anche quelli nelle forze dell’ordine. Come per i due carabinieri e un finanziere. Dalla lettura delle carte si comprende come Contaldo fosse riuscito ad “ingannare” buona parte della tenenza di Pagani. Infatti, solo quando alcuni dei suoi componenti furono sentiti dall’Antimafia a sommarie informazioni, si resero conto che l’uomo era in realtà un “falso” dentista. Tra i coinvolti c’è Raffaele Baglieri, maresciallo in servizio proprio alla tenenza e sospeso per un anno dalla professione. E’ accusato di falso ideologico e violazione del segreto d’ufficio. Il militare avrebbe inoltrato un falso certificato a favore della fidanzata del figlio di Contaldo. La missiva era destinata alla caserma dell’esercito di Bari. Eppure, quel militare sarebbe stato consapevole del fatto che “O’ caccaviell” non era munito del titolo abilitativo per esercitare la professione di dentista. E che la malattia di quella ragazza, in realtà, non esisteva. Lo stesso, avrebbe anche rivelato l’esistenza di un’indagine patrimoniale della Dda di Salerno. Come? Parlandone  proprio con Contaldo al telefono. La violazione del segreto d’ufficio è contestata anche al finanziere Donato Salerno, anch’egli sospeso, in servizio presso la p.g. della procura salernitana. Anche lui, avrebbe rivelato indagini e accertamenti su alcune società attenzionate dalla magistratura e riconducibili al paganese.

Poi c’è Gaetano Marinielli, altro carabiniere solo indagato, accusato di aver concordato le percentuali di guadagno con i gestori delle sale giochi sparse nella provincia di Salerno per conto di “Tonino”. Il gruppo «gestiva un giro considerevole di affari, non lasciando mai tracce del profitto. Il denaro – ha spiegato il gip – non andava in banca ma confluiva in quelle estere attraverso diversi canali finanziari». Tra le persone “organiche” ai Contaldo ci sarebbe stato anche un addetto della società telefonica, che nell’eseguire una riparazione non autorizzata sulla sua linea, rimosse un marchingegno che permetteva l’intercettazione del suo telefono. Proprio grazie alle intercettazioni ambientali, nella casa in via Malet, si è scoperto che il medico avrebbe incontrato diverse persone spiegando di voler estendere la sua rete di rapporti. Con un esperto in giochi e scommesse, si finì persino ad ipotizzare di arrivare in Montenegro, dove avrebbero potuto beneficiare dell’aiuto di un «ex agente della Cia». Anche nell’indagine parallela che la Dda sta conducendo sui flussi di denaro all’estero, il “medico” si sarebbe servito di appoggi e contatti. Come nel caso di un autotrasportatore, che avrebbe “gestito” ingenti somme di denaro provenienti dalla società Millenium. Il denaro finiva sui suoi conti, poi veniva dirottato all’estero.