Aveva inviato messaggi dal contenuto spinto e allusivo a due sue allieve, che studiavano musica popolare all’interno di un’associazione. Per questo, è stato condannato ieri dal tribunale a 4 anni e 6 mesi di reclusione per il reato di violenza sessuale. Una violenza mai consumata, ma che secondo la sua condotta era prossima ad un approccio più diretto. Stando a orientamenti giuridici della Cassazione. L’imputato, di 62 anni, era difeso dal legale Antonello Coppola. Prima della sentenza, l’uomo aveva rilasciato spontanee dichiarazioni, precisando di aver commesso un errore ma di non aver mai tentato di toccare nessuna delle due ragazze, all’epoca dei fatti rispettivamente di 11 e 12 anni. L’inchiesta scattò a seguito della denuncia sporta da una delle madri, che aveva letto alcuni messaggi sul telefonino della figlia. In un caso, il genitore si sostituì anche alla ragazzina, pur di comprendere il tono e scoprire i contenuti di quei dialoghi tra la piccola e quel maestro. I carabinieri, attraverso intercettazioni, ne acquisirono poi copia tra sms e What’s App
I fatti risalgono all’estate 2016, tra luglio e agosto, con l’arresto dell’uomo al regime dei domiciliari a gennaio 2017. Nell’ordinanza, il Gip parlò di «un’intensa e sistematica attività di subdola persuasione e di pressione psicologica» che l’indagato avrebbe esercitato verso le due minori. Al processo erano giunte poi le conferme da parte delle vittime. Mai nessuna violenza fisica, ma approcci spinti ed espliciti a parole. Per la procura le prove furono ritenute evidenti, tanto da chiedere per l’imputato il giudizio immediato. Le motivazioni dei giudici saranno note entro 45 giorni, tempo di deposito della sentenza.

