“No al nuovo centro commerciale”. All’indomani della notizia del placet alla costruzione del supermercato Lidl al Consorzio di Bonifica, a dire la sua e bocciare il progetto è stato anche il gruppo Confcommercio Pagani. Alla base del parere negativo, una serie di “incongruenze” che non sono state affatto spiegate.
“La posizione di Confcommercio è rimasta inalterata – ha detto il presidente Amendola – siamo totalmente contrari all’apertura di un nuovo centro commerciale o centro di grande distribuzione o supermercato che sia. Gli amministratori ci hanno detto a più riprese di essere anche essi stessi contrari a questa apertura; ora, invece, sono tutti favorevoli? Perché è stato dato l’ok per la costruzione del supermercato? C’è qualcosa che non va.
Confcommercio è contraria per molti motivi. Il primo, il punto in cui questo supermercato deve aprire. Il futuro Lidl sorgerà in una zona definita ‘zona a carattere espositivo’. In soldoni, lì non si può costruire un centro commerciale. Gli atti parlano chiaro. Perché lo si fa? Ancora, il ‘diritto di superficie’ (che in legge prevede ad un soggetto di essere proprietario degli edifici ma non del suolo su cui essi sorgono). L’Ente Comune ha passato il diritto di superficie al Lidl? È stata fatta comunicazione? Ci sono gli atti notarili? Nemmeno questo è chiaro”. Insomma, secondo Amendola le incongruenze (o stranezze) ci sono tutte. E rincara la dose.
“Molti dimenticano – ha detto il professionista – che il Cipe, tramite la Regione Campania, ha stanziato fondi affinché in quella zona venissero costruite centrali ortofrutticole che dovevano servire per il rilancio del Mercato Ortofrutticolo e l’incremento delle attività. Sono stati spesi 10 milioni di euro per costruire tutto. Ora? Abbattiamo tutto perché dobbiamo costruire un supermercato. Il Cipe lo sa che quei progetti di rilancio economico per il nostro paese stanno andando al vento? Con quale coraggio si ammetterà di aver gettato all’aria 10milioni di euro? Vorrei anche ricordare che nel 2012 il Consorzio di Bonifica chiese alla Regione Campania ulteriori 8milioni di euro per far partire il primo ciclo produttivo. Dopo due anni sono tornati in Regione dicendo che quei soldi non li volevano più. Poco dopo, giunse la manifestazione di interesse. Ci facciano capire anche loro cosa pensano di questa situazione”.
Da lì, il rammarico. “Avevamo chiesto un tavolo tecnico per discutere della vicenda ed evitare questo placet – ha spiegato Amendola – non è stato possibile e per questo motivo vogliamo almeno che ci sia un tavolo tecnico con sindaco, capigruppo consiliari, Consorzio di Bonifica. I centri commerciali possono sorgere in qualsiasi punto, ma devono essere disciplinati. Se Pagani avesse avuto un buon siad (strumento che regolamenta le attività commerciali, ndr) non ci saremmo trovati in questa posizione, e mi duole dirlo ma la colpa è della politica. La verità, ad ogni modo, è una sola: molte attività commerciali chiuderanno. Molti pezzi di storia di Pagani andranno via. E quando sparisce un’attività commerciale, piccola o grande che sia, è il paese a sparire piano piano”

