Pagani. Liberare e ricordare, con Tonino e i ragazzi di buona volontà

Ezilda Pepe, dirigente scolastica Mangino, legge un passo da L’Ordine del Tempo, libro da consigliare, scritto da Marco Rovelli. «Tutti i figli di Adamo formano un solo corpo, sono della stessa essenza. Quando il tempo affligge con il dolore una parte del corpo (anche) le altre parti soffrono. Se tu non senti la pena degli altri, non meriti di essere chiamato uomo » . Queste parole sono scolpite nell’atrio del Palazzo dell’Onu. Parole antiche, di Poeta e di Mistico, Saādi di Shiraz, Nove secoli fa un persiano musulmano esprimeva un pensiero che è ebraico e cristiano. La contaminazione nel nome della legalità e della giustizia sociale è ua sfida vera, quella che parte dal presente per estendersi al futuro. Ecco allora il bel pomeriggio al Mangino, con la gran figura di Don Ciotti ma non solo con lui. Libera, coi volti belli e noti di Garofalo e Torre, assieme alla Cgil rappresentata dal mitico Sessa. Firmano un protocollo, intendono dare sempre più forza ai valori in comune e sempre più anima e corpo al ricordo indelebile di Tonino Esposito Ferraioli, il cuoco-sindacalista ucciso dalla camorra la sera del 30 agosto 1978 per aver denunciato che in mensa si voleva servire carne marcia agli operai. La Cgil premia una ragazza del Pittoni con una borsa di studio. Libera evidenzia il lavora di tutto l’anno con la scuola. Non progetti ma percorsi. Quello di Santa Marina a Policastro è un genuino percorso di scuola media voluto con forza da Maria De Biase a base di buone pratiche ambientali, orti, ecomerende, cibi genuini. Ma c’è anche l’alfabeto della legalità, dove con la B al positivo c’è la bellezza e al negativo c’è il bullismo. Poi si passa al Liceo Alfonso Gatto di Agropoli, con la prof Rosanna Ferrari e gli studenti che hanno coniugato nel loro percorso memoria e storia. Segue il Pittoni di Pagani con la Simeone, in uniforme scolastica la brava Giusy Ruggiero ricorda le dodici edizioni della rassegna enogastronomica,una gara tra realtà di tutta Italia che porta il nome di Esposito Ferraioli, studente come lei dell’alberghiero, solo che ai suoi tempi doveva andare a Salerno per imparare cucina, accoglienza e tradizioni. E ancora, il Liceo Tito Lucrezio Caro di Sarno, che con cortometraggio bellissimo, dal titolo Napoli-Sarno, mostra con forza di immagini e parole un viaggio fatto dagli studenti per conoscere luoghi, parenti e amici di chi ha dato la vita per contrastare la mafia. Tocca al Pascal di Pompei, illustra il percorso fatto in materia di cittadinanza monitorante, con tanto di ricorso agli open data, per conoscere qualcosa di fondamentale, quanti fondi arrivano a chi ci governa, anche nel piccolo, e come vengono realmente spesi. Infine i padroni di casa del Mangino con il cortometraggio dedicata a Felicetta, mamma di Peppino Impastato, per il percorso Adotta un giusto. Momento nuovamente toccante con la seconda proiezione del corto TONINO di Padovano e Guerritore, toccante e anche da ferita ancora aperta, visto che mandanti e assassini non sono mai stati presi e giudicati ma li conoscono tutti, come dice Tonino nel corto, e consola poco, anche se è un giusto riconoscimento, l’attesa di 40 anni prima di veder riconosciuta dallo Stato la classificazione del delitto del ’78 come delitto di mafia. Il passato ricordiamolo ma cerchiamo di lasciarcelo alle spalle. soprattutto se il futuro è fatto di tanti ragazzi in gamba ed impegnati come quelli visti ed ascoltati oggi.Il Premio Antonio Esposito Ferraioli al Mangino significa installazione di una pietra di inciampo per un giovane migrante morto annegato nel Mediterraneo con una pagella cucita sul cuore. Un gesto simbolico e potente, che va oltre ogni schieramento, almeno lo speriamo.