Il nuovo progetto del paganese Alessio Aufiero, tra cultura, miscelazione e radici paganesi.
di Marco Visconti
L’ingresso de La Libreria Speakeasy, in via Marconi a Pagani, cattura subito lo sguardo: un portone con vetri colorati che evocano le vetrate policrome di una cattedrale. Ma è oltre quella soglia che avviene la magia. Nel nuovo locale del paganese Alessio Aufiero, classe ’94, il tempo sembra piegarsi: il presente si fonde con i ruggenti anni ’30, tra richiami al proibizionismo americano, memorie familiari, profumi di liquori ricercati e scaffali che custodiscono libri ottocenteschi appartenuti al nonno.

Non un semplice bar, non un cocktail bar alla moda. Alessio lo definisce “un centro culturale in forma liquida”. Perché ne La Libreria la cultura non è un soprammobile: è dialogo, è memoria, è gesto. I libri ottocenteschi del nonno, che Aufiero ricorda con nostalgia, erano situati nella storica libreria di famiglia, denominata “Dante Alighieri”, un tempo situata in Corso Ettore Padovano. Dalla libreria del nonno, si riflette il nome del locale “La Libreria”. I testi di nonno Aufiero diventano radici tangibili, mentre al bancone si leggono “pagine liquide”: i cocktail confessionali, costruiti dopo un questionario di 30 domande, trasformano i clienti in veri e propri racconti da interpretare attraverso i sapori.

Il ritorno alle origini
Il percorso di Alessio parte da lontano. Dopo 7 anni trascorsi a Londra, tra locali esclusivi e premi internazionali, dal Gherkin al cuore pulsante della mixology britannica, Alessio ha scelto di tornare a Pagani. “Puoi girare il mondo – racconta – ma alla fine torni sempre al tuo pane e Nutella”. Così, nella città che lo ha visto crescere, ha deciso di fondare un luogo che unisse la sua esperienza cosmopolita al legame viscerale con la tradizione locale. Un legame impresso persino in una tammorra appesa al muro, simbolo identitario e affettivo con la sua Pagani.

Un bar che è libreria e confessionale
Nel locale tutto ha un richiamo narrativo: dai fogli incastonati nel bancone che evocano i segreti degli speakeasy anni ’30, ai quadri old school che dialogano con tatuaggi e opere d’arte contemporanee. Qui il cocktail non è solo un drink, ma una storia da vivere. Come il “Negroni del cacciatore”, dedicato al padre di Alessio, tra cioccolato, grappa e memoria familiare. Oppure “Casa dolce casa”, che parte dai ricordi d’infanzia come la zuppa di latte della madre e la granita del chiosco Maruzzella. Non mancano i lati più intimi: due cocktail autobiografici raccontano ferite personali, tra lutti e amori spezzati. Perché, spiega Alessio, “dietro ogni bicchiere c’è un vissuto, e io voglio che chi entra qui lo senta”.

Un’ospitalità diversa
Il modello non è la ristorazione tradizionale, ma l’ospitalità autentica. “Non ho mai guardato il cassetto a fine giornata – confessa – per me sono tutti vip, tutti devono essere serviti allo stesso modo”. Ecco perché i prezzi sono popolari, volutamente accessibili, perché La Libreria non vuole essere un club esclusivo, ma un luogo di incontro trasversale.

Cultura liquida
Lo Speakeasy, che nasce con Al Capone ai tempi del proibizionismo degli anni ’30, diventa così metafora di un modo nuovo di stare insieme: parlare piano, avvicinarsi, condividere. “Come nelle biblioteche viventi della Norvegia, dove i libri sono persone, anche qui i clienti sono storie da leggere”. A dimostrazione che la cultura può passare anche da un bicchiere, da un dialogo sussurrato, da un brindisi che diventa rito. Con La Libreria Speakeasy, Alessio Aufiero ha creato un laboratorio culturale e sensoriale.

Un luogo che guarda al passato per reinventare il presente, mescolando radici e innovazione, Pagani e Londra, famiglia e comunità. Un luogo dove, in fondo, ogni cocktail è un capitolo e ogni cliente, un libro da sfogliare.

