Pagani, la campagna elettorale corre sui social. Il PD imposta la sua politica in chiave POP.

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Parlare al pubblico comune e provocare in chi ascolta una sensazione, un ragionamento, una riflessione, un’emozione. Sarebbe questa la ricetta politica che i leader di partito userebbero per coinvolgere il proprio elettorato. E non più nelle piazze, con i megafoni o affiggendo manifesti. La nuova comunicazione politica si accende sui social media, corre insieme ai tempi moderni e lascia a casa il vecchio modo di fare propaganda. Si definisce “Politica POP”, ovvero popolarizzazione della politica .

Salta agli occhi che, ad oggi, anche a livello locale, la sfida politica tra i candidati alle elezioni non passi più attraverso i canali canonici della politica ma scorra attraverso i social network.

A Pagani, ad esempio, il Partito Democratico ha affidato la sua comunicazione ad un’agenzia di giovani ragazzi, esperti nel campo del marketing e dello storytelling, per raccontare tutto ciò che accade all’interno del partito nei giorni immediatamente precedenti alle elezioni del 26 maggio.

“Abbiamo messo in programma una serie di iniziative social, di eventi che andranno ad affiancare quelli della comunicazione classica” – spiega Claudio Cart Bisanti, esperto di marketing – “che abbiano alla base il contatto diretto con gli utenti e l’impostazione di un rapporto paritario al fine di avvicinare il più possibile il pubblico disinteressato alla realtà politica locale”.

“Mentre fino a qualche anno fa a contare nella comunicazione del messaggio politico era il partito e la sua linea politica e i media (radio, stampa e televisione) si limitavano ad essere veicolo del messaggio” – approfondisce Bisanti – “ad oggi c’è necessità di una interazione diretta con l’elettorato e i leader politici e di partito devono necessariamente seguire delle indicazioni per arrivare alla meta”.

Alcuni esempi sono il considerare il discorso di propaganda come un puzzle fatto di tanti pezzi che rappresentano i concetti da inviare al pubblico votante un po’ per volta; piccole frasi, hashtag, parole flash, pillole di idee da tramettere e che restano più facilmente impresse nella memoria di chi ascolta o legge e, ancora, utilizzare un linguaggio “di strada”, senza termini troppo tecnici o questioni estremamente dettagliate. Il minimo comune denominatore è “diritti al nocciolo della questione, con chiarezza e trasparenza”.

Una campagna elettorale, dunque, che segue il passo del progredire della comunicazione, non solo in ambito nazionale ma anche nei piccoli centri.