Pagani. Intervista alla giornalista Concita De Gregorio  per l’opera teatrale «Un’ultima cosa. Cinque invettive, sette donne e un funerale»

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Ritorna Scenari pagani – Fuori Campo  l’8 febbraio alle ore 20:45 con Casa Babylon in collaborazione con Ritratti di Territorio e Casa Memi, al Teatro Auditorium Sant’Alfonso Maria de Liguori per il terzo appuntamento teatrale.

Di Marco Visconti

L’opera teatrale «Un’ultima cosa» vede come protagonista la giornalista, artista e scrittrice Concita De Gregorio, un vero personaggio a tutto tondo.  De Gregorio ha un grande rapporto con il teatro, che ha segnato tutta la sua vita, ha scritto molte opere teatrali per altri, poi, con il suo scritto in «Un’ultima cosa»,  ha esordito recitando in prima persona. A tal proposito, la giornalista parla ai nostri microfoni.

Cos’è per lei il teatro?

«Il teatro è da sempre, in maniera sotterranea, il luogo dove mi sento a casa.  Dopo “Un’ultima cosa” sono diventata attrice in un testo altrui, l’anno scorso sono stato in tournee nello spettacolo di Lucia Calamaro che si intitola “L’origine del mondo”».

Perché ha scritto questo testo teatrale?

«Questo testo l’ho scritto per il teatro, l’ho scritto perché fosse interpretato da altri.  Infatti mi trovavo in Valle d’Itria, durante il periodo di lockdown per il Covid-19, per conquistare Lisetta Carmi, poi conobbi Teresa Ludovico che è la regista di questo spettacolo, e, grazie alla sua insistenza, scelsi di recitare in questo spettacolo. In quell’occasione conobbi anche Erica Mou, che è una cantautrice di grandissimo talento, una delle voci più importanti e meno valorizzate del panorama artistico italiano. Dunque, insieme abbiamo fatto questo lavoro che si divide in voce e musica».

Di cosa tratta questo racconto?

«È un racconto di donne che, nella loro vita, non hanno avuto parola in modo proprio, in modo diretto, sono sempre state considerate l’appendice di qualcuno. Ho immaginato che potessero parlare al loro funerale e ho fatto in modo che parlassero con le loro parole, ciascuna di loro ha una voce diversa, perché la sua voce è data dalle parole che hanno detto in vita. Siccome il funerale è il momento in cui tutti assistono a una cerimonia, ho immaginato che potessero raccontare di sé nell’occasione in cui tutti sono presenti e non c’è nulla da perdere, possono dire la verità. Sono  5 le donne che vanno inscena  ( Dora Maar, Lisetta Carmi, Vivian Maier, Amelia Rosselli, Carol Rama), in realtà nel testo, che ne è derivato, ne sono 12».

Perché si intitola «Un’ultima cosa?»

«Perché è un’ultima cosa che c’è da dire prima di andare. Anziché far parlare qualcun altro, parlano loro, si alzano in piedi e dicono “ho da dirvi un’ultima cosa“».

Quando è nei panni di queste donne, che emozione percepisce?

«L’emozione è molto grande, io presto il mio corpo e divento quelle persone».

Gli organizzatori di Scenari pagani – Fuori Campo le consegneranno un riconoscimento, vuole rilasciare un commento a riguardo?

«Sono molto onorata per questo riconoscimento, le voci nascono da un’esperienza di vita in luoghi di provincia, perché la provincia è una grande scuola di relazioni, di ascolto, di capacità di comprendere l’altro, di vicinanza all’altro, io sono molto fiera di essere partita dalla provincia, e mi sento tuttora ospite nelle grandi città, perché il mio posto, le mie radici sono nei luoghi remoti e piccoli rispetto ai grandi centri».

È in procinto la realizzazione di un altro spettacolo teatrale?

«Quest’estate porterò in scena “In mezzo a un milione di rane e farfalle”, scritto insieme a quella donna straordinaria, premiata dal “New York Times” come migliore illustratrice dell’anno, che è Beatrice Alemagna. Intanto ho scritto anche un romanzo edito da Feltrinelli, che diventerà uno spettacolo teatrale».