Pagani, intervista al dott. Giuseppe De Martino: “La sanità va liberata dal clientelismo”

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Il dottor Giuseppe De Martino, cardiologo, aritmologo ed elettrofisiologo interventista, responsabile di diversi centri di aritmologia, è candidato al consiglio regionale della Campania nella lista Cirielli Presidente per la Campania. Questa mattina, alle ore 12, ha tenuto un incontro politico all’Auditorium Sant’Alfonso Maria de Liguori di Pagani, la sua città natale.

Di Marco Visconti

Nel corso dell’evento, tenuto a Pagani all’Auditorium Sant’Alfonso Maria De Liguori, De Martino ha illustrato la propria visione sul sistema sanitario campano, denunciando le criticità dell’amministrazione De Luca e delineando le iniziative che metterebbe in campo in caso di elezione. Il medico, durante l’intervista, ha parlato anche delle proprie radici familiari e del ruolo dei professionisti nella politica locale, auspicando un rinnovato impegno della società civile.

Perché ha scelto di candidarsi come consigliere alle elezioni regionali in Campania?

«Sono stato chiamato e invitato personalmente dal candidato alla presidenza Edmondo Cirielli. Ho deciso di accettare per motivi personali: la mala sanità non è solo un problema per i pazienti, ma anche per chi lavora nel settore. Ho sentito la necessità di impegnarmi in prima persona perché la sanità è in condizioni disastrose. Le strade erano due: restare a guardare o sacrificare parte del mio tempo per dare un contributo tecnico ai politici e provare a risolvere le criticità del sistema».

Ha parlato di mala sanità. Nel concreto, cosa contesta al governo De Luca?

«Il governo De Luca non ha reso la sanità più efficiente: ha semplicemente piazzato uomini propri in tutti i ruoli chiave della pubblica amministrazione, sanità compresa. Ciò penalizza il sistema perché, invece di adottare criteri meritocratici, si è scelto di seguire logiche clientelari, affidando ruoli strategici a persone non sempre competenti. I mali sono tanti, ma il filo conduttore deve essere uno: introdurre meritocrazia, eliminare il clientelismo e tenere la politica fuori dalla gestione sanitaria. La sanità andrebbe amministrata come un’azienda privata, con manager competenti e autonomi dalla politica. Non è vero che mancano i soldi: bisogna ridurre la mobilità passiva, evitare i viaggi della speranza, lavorare sulle liste d’attesa e rendere più efficiente l’accesso ai pronto soccorsi. È una questione organizzativa».

Se dovesse essere eletto, quale sarebbe la sua prima iniziativa?

«Riorganizzare la rete ospedaliera. È necessario creare ospedali dedicati principalmente alle urgenze ed altri all’attività elettiva. La commistione tra urgenza e programmato crea caos: i pronto soccorsi vengono trattati come un accessorio indesiderato, i pazienti restano ore o giorni in attesa perché i reparti sono occupati anche da attività elettive, e gli interventi programmati slittano per l’arrivo delle urgenze. Servono ospedali strutturati per l’emergenza, con reparti al servizio del pronto soccorso. Inoltre, bisogna recuperare risorse dalla mobilità passiva, pari a circa 250 milioni l’anno: quei soldi finiscono nelle strutture del Nord perché i nostri pazienti sono costretti a curarsi fuori regione. Tali fondi andrebbero destinati alle strutture private convenzionate campane, così da trattenere ricchezza sul territorio. Poi bisogna intervenire sulle liste d’attesa: distribuire meglio le risorse, ridurre l’inappropriatezza prescrittiva, evitare esami inutili e garantire quelli necessari a chi ne ha davvero bisogno».

Dottor Giuseppe De Martino.

Quindi il problema non è solo il clientelismo nella sanità, ma anche l’organizzazione amministrativa?

«Sì. C’è anche una preclusione ideologica: pubblico e privato vengono percepiti come nemici. Non si comprende che il privato convenzionato può integrare i servizi sanitari pubblici. Preferiamo finanziare le strutture private del Nord anziché aumentare i tetti di spesa dei privati in Campania, lasciando qui le risorse e generando ricchezza sul territorio».

Perché ha scelto l’Auditorium per l’incontro di oggi?

«Piazza Sant’Alfonso è il cuore di Pagani, e ho voluto arrivare al cuore dei paganesi. Un consigliere regionale rappresenta tutta la Campania, ma parlare ai propri concittadini in un luogo simbolico ha un’emozione speciale».

Ha parlato di emozioni. Com’è stata l’accoglienza?

«Sono un neofita: non sono un politico, sono un medico che si dedica alla politica. La cosa più bella è stato l’entusiasmo di migliaia di famiglie che si sono attivate spontaneamente per sostenermi, senza che le contattassi».

Lei è nuovo in politica. Sarebbe auspicabile che altri professionisti seguissero il suo esempio?

«Assolutamente sì. Se alcune cose sono andate male negli ultimi decenni è anche perché professionisti, insegnanti ed esponenti della società civile si sono allontanati dalla politica, lasciandola in mano a pochi che l’hanno portata nella direzione sbagliata».

Abbassando anche il livello del contenuto politico?

«Sì, svuotandolo di contenuti e trasformandolo in uno scontro calcistico. Io vengo da un esempio familiare: mio padre era impegnato in politica, e ai suoi tempi la politica era fatta dai migliori esponenti della società civile».

Che ruolo svolgeva suo padre?

«Mio padre è stato sindaco di Pagani, assessore e consigliere comunale. Ricordo che allora nessuno della società civile si sottraeva all’impegno politico: era un dovere morale. Oggi, purtroppo, la politica viene vista da molti solo come un’occasione di crescita personale. Ma anche le paludi possono essere bonificate».