Il 7 gennaio 2023 il Centro Artistico Culturale Arcobaleno metterà in scena presso l’Auditorium di Pagani “La Cantata dei Pastori”, notissima opera del teatro religioso tardo-seicentesco.

Il testo è stato riveduto in stile moderno, senza intaccare la trama né il tempo e i luoghi – spiega la regista Rosa Crenga – “è la storia delle traversie di Giuseppe e Maria per giungere al censimento di Betlemme e nel difficile viaggio vengono accompagnati da due figure popolari napoletane, Razzullo, e Sarchiapone, quest’ultima maschera ispirata quasi alla tradizione popolare del Pulcinella e antesignano di Felice Sciosciammocca”.
“L’innovazione è una prerogativa dei due personaggi presepiali che dotati di un linguaggio moderno ed informale, affrontano le difficoltà di allora con gli espedienti dei nostri giorni, ricordandoci, forse, che in ogni tempo, gli sventurati hanno sempre le stesse problematiche, ma soprattutto divertendo il pubblico”.
“Abbiamo lavorato tantissimo sia nelle modifiche del copione sia nell’impegno che ognuno di noi ha messo nel fare in modo che tutto vada per il verso giusto” ha concluso Rosa Crenga.
Uno spettacolo che, pur attenendosi al poema religioso, al dramma pastorale e alla commedia dell’arte si è trasformato, nel corso del settecento, dell’ottocento e del novecento, in un gustoso e glorioso pasticcio di sentimento religioso e di teatro comico.
LA STORIA
Scritta alla fine del Seicento (1698) “Il vero lume tra le ombre”, era il titolo di una sacra rappresentazione data alle stampe dal gesuita Andrea Perrucci che nella metà dell’ottocento cambiò il titolo in: La Cantata dei Pastori.
Messa, o a Teatro!”. Questo dilemma, al termine della cena della Vigilia, negli anni passati, metteva in crisi il popolo napoletano. Messa di mezzanotte o “La Cantata dei Pastori”, sempre a mezzanotte, ma a teatro?
Andrea Perrucci che firmava con lo pseudonimo di dott. Casimiro Ruggero Ugone,l’ha scritta con intenti moraleggianti, per contrastare i rituali con i quali il popolino onorava le feste come il Carnevale e il Natale.
La Cantata, a dispetto del titolo, non aveva canzoni. Anno dopo anno il popolo ha arricchito il copione con tutti i linguaggi, alti e bassi del teatro: farsa, avanspettacolo, commedia dell’arte, musical.
Già nell’ultimo dopoguerra Sarchiapone appariva cantando le canzonette più in voga, con il massimo godimento del pubblico.
La tradizione popolare stravolse a poco a poco quel testo della controriforma, volgarizzandolo, rovesciandone gli intenti educativi, edificanti, riuscendo così a strapparlo dall’ineluttabile oblio del tempo.
CENTRO ARTISTICO CULTURALE “ARCOBALENO” PROMOTORE DELLA CANTATA DEI PASTORI
Nel tempo, ogni compagnia di quartiere, di paese, di parrocchia, ha elaborato una sua ‘lezione’ e dato inizio a una propria tradizione interpretativa come quella messa sulle tavole del Cinema Teatro Minerva ad Angri dalla compagnia” LA LUCCIOLA” siamo intorno al 1966/67 vi presero parte anche il giovane sacerdote don Enrico Smaldone, il prof. Luigi Campanile insieme al figlio Enzo, Ernesto D’Ambrosio, Vincenzo Toscano ed il sindaco Giovanni Alfano.
Nel 1968, immaginate che il prezzo per assistere era di 400lire, 300 per il 2° posto, parte del cast: Don Enrico Smaldone il sacerdote della città dei ragazzi, interpretava Satana, i due personaggi principali, Razzullo, uno scrivano inviato in Palestina per il censimento della popolazione interpretato dall’irresistibile Giulio Sacristano, e Sarchiapone, un ex barbiere squinternato, omicida per pura distrazione, reso esilarante dalla maestria interpretativa di Giovanni Taumaturgo.
Il Centro Artistico Culturale Arcobaleno con i suoi soci, Giulio Sacristano, Giovanni Taumaturgo, Baldo Barletta, Tina Zaza, la maestria dei i fratelli Giovanni e Antonio Giordano, Giovanni Patella le scene disegnate dal prof. Giovanni Padovano e tanti altre valide persone, furono promotori per molti anni portando in scena “La Cantata dei Pastori”.
E’ lo spirito di quelle persone che ancora oggi nel Centro Artistico Culturale Arcobaleno custodisce e riesce a mettere in piedi grazie ai suoi iscritti queste conoscenze culturali e artistiche, attraverso passioni e tradizioni, che resteranno indelebili alla memoria di chi li ha vissute.
Signori e Signore mettetevi comodi e godetevi lo spettacolo.
Signori e Signore mettetevi comodi e godetevi lo spettacolo.
Testo e ricerche sono di JeanFranck Parlati Copyright © 2023 Tutti i diritti riservati.

