Pagani, il grido di Don Ciotti: “l’Italia non rispetta la Costituzione”

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Al Liceo Scientifico “Mons. B. Mangino” di Pagani stasera, in occasione del Premio Antonio Esposito Ferraioli, è intervenuto don Luigi Ciotti fondatore di Libera, cartello di associazioni che da decenni si occupa di combattere le mafie.

L’Agro è un territorio che ben conosce le prevaricazioni inferte dalle associazioni malavitose che, soprattutto negli anni ’80, hanno determinato la morte di persone che non hanno accettato di piegarsi ad un sistema criminale che intendeva imporre le regole al di fuori di qualsiasi legalità.

Don Ciotti è un uomo diretto, senza gli orpelli che spesso gli oratori dispensano, un sacerdote, un sindacalista legato al mondo operaio con il quale ha condiviso molte battaglie.

Attento e partecipe ha ascoltato gli interventi che lo hanno preceduto con la pazienza dei padri che desiderano capire i propri figli per poi esortarli a proseguire il cammino con fiducia in sé stessi e nel mondo.

Una società che non bisogna edulcorare, ma guardare per quello che realmente è per riuscire a cambiare negli aspetti più corrotti.

Come far capire ai giovani i fatti del passato, quando non li hanno vissuti?

La memoria sicuramente è il mezzo attraverso il quale trasferire il senso dell’esistenza, per poi “tradurre la memoria in responsabilità e impegno”.

 

I dati statistici che riguardano lo stato di salute dell’Italia, disegnano un Paese in cui l’80% delle famiglie delle vittime di camorra o mafia, non conosce la verità sui mandanti e sugli esecutori degli omicidi. È il caso di Ferraioli che dopo 40 anni dalla morte è stato annoverato tra le vittime innocenti di camorra, ma nessuno ha pagato nei confronti della legge per nessun crimine.

Don Ciotti ricorda che del termine legalità se ne fa spesso abuso e la s’intende una parola astratta, mentre “è il mezzo per costruire la giustizia”.

Un paese civile non può consentire ciò, ma è altrettanto grave “l’omertà perché uccide, mentre la verità è speranza”.

Nonostante ci siano stati dei risultati, continua don Ciotti, “le mafie sono tornate più forti di prima”, prenderne coscienza è il primo passo per attuare quel cambiamento che tutti auspicano. Anche le mafie sono cambiate, sono divenute reticolari e flessibili e questo le rende capaci di muoversi sempre meglio, ma la società civile deve divenire responsabile per arginare l’ascesa di ogni forma di criminalità, anche se la strada è in salita.

Bisogna “incoraggiare le cose positive e prendere coscienza che ci vuole continuità. La politica è l’etica della comunità”.

Don Ciotti ha poi rammentato agli studenti presenti, l’importanza della scuola per sviluppare la capacità di comprendere bene quello che avviene nella società e soprattutto di rispettare il lavoro dei professori che s’inventano il possibile per costruire coscienze, esprimendo la loro vocazione all’insegnamento.

Nel rapporto annuale del CENSIS, i dati possono essere tradotti in tre parole: disgregazione, paura, impoverimento; il Paese è il fanalino di coda per gli investimenti in istruzione e formazione.

In questa situazione, la lotta diventa necessaria per far emergere le positività. Il Paese ha bisogno di pace e di giustizia, che rappresentano le due facce della stessa medaglia; senza la giustizia sociale che richiede la presenza di lavoro, la società è destinata a morire, perché il lavoro dona la dignità e l’identità.

In Italia sono 163 anni che si parla di mafia, ma per combatterla è indispensabile ricorrere alla stabilità che solo la scuola e il lavoro offrono.

“La nostra Costituzione è stata tradita, il primo testo antimafia è la Costituzione che va tradotta nella quotidianità”; è lì che si riconosce il valore del lavoro e nell’art. 3 si dichiara che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale. “La povertà è un reato contro la dignità della persona, è un crimine di civiltà”.

È necessario andare incontro al futuro, conclude don Ciotti, consapevoli che “la speranza non è un reato, quindi l’immigrazione non è un reato”.