Pagani – il Collegio dei Revisori stabilisce le cause del dissesto, il commento di Anna Rosa Sessa

Dopo il lungo ritardo protrattosi per sette lunghi sette mesi il Collegio dei Revisori si è arreso ed ha depositato agli atti degli organi competenti l’obbligatoria relazione che “analizza le cause del dichiarato dissesto finanziario” con la quale ha dovuto ammettere che il Dissesto c’è e che è “perlopiù dovuto ad una cattiva gestione burocratica”.

Tale relazione, pur molto parziale – omissiva su fatti e circostanze gravi e grossolanamente fuorviante nelle motivazioni considerato che i revisori avevano l’evidente interesse di negare tutte le responsabilità a proprio carico che invece esistono e sono rappresentate dagli omessi controlli esercitati e dallo sconcertante parere favorevole reso in ordine ad un bilancio 2019 “FALSO” che ha celato “un deficit strutturale evidente già da alcuni anni”, rende oltremodo chiaro quanto scellerata sia stata l’azione “protettrice” – di una risicata ma influente parte della maggioranza consiliare  – finalizzata a supportare gli sconcertanti comportamenti di quel “cerchio magico burocratico”, che ha fatto di tutto e di più per negare “la sussistenza del dissesto” e che tanti danni ha arrecato all’Ente ed alla città, fino a riportare in auge, ancora una volta, il “potere gestionale assoluto e condizionante ” che esercita ininterrottamente da anni.

Oggi che anche il collegio dei Revisori ha messo a nudo “il RE”, anche indicando con nomi e cognomi i principali autori del dissesto, non vi è “alcuna soddisfazione” in chi, come me, ha lottato e perso una battaglia che non era tra Sindaco FF e consiglieri comunali che volevano la visibilità  ma tra due linee, quella del “rinnovamento gestionale che per essere tale inevitabilmente deve mettere da parte chi tanti danni ha creato all’Ente ed alla città” e quella antica “dell’equilibrio a tutti i costi finalizzato a mantenere il potere gestionale in capo a chi lo ha sempre detenuto e a garantire, oltre che se stessi, anche quella parte della politica che fonda il proprio agire quotidiano sulla clientela elettorale”.

Oggi in me continua a vivere solo “l’amarezza” di aver dovuto constatare, direttamente e sulla mia pelle, che “un programma di mandato” può tranquillamente essere disatteso dagli stessi che lo hanno proposto ed approvato, che “gli interessi pubblici” possono essere piegati agli “interessi di una parte politica”, che se vuoi difendere “ i principi per i quali ti sei battuta da una vita e anche la tua stessa capacità di essere soggetto pensante” – magari opponendoti a decisioni assunte altrove e che non condividi –  sei solo una “traditrice”, che se ti dimetti da un ruolo ereditato e non voluto “perché non vuoi subire imposizioni” sei in fondo solo “un’ingrata”, che se collabori con le partecipate comunali per garantire la funzionalità dei servizi erogati alla città – come ha fatto chi ti ha preceduto – lo fai perché “hai interessi di affari e/o di altra natura”.

Oggi, vedendo il preannunciato vicolo cieco in cui una maggioranza, inesistente anche nei numeri e di fatto costituita dal “partito unico, ha condotto l’Ente in soli due mesi di “inesistente ancorchè scellerata gestione imposta e diretta”, ho la certezza, da un lato, che fare politica e ricoprire ruoli dirigenti “per una donna” è cosa molto difficile quando opera o deve operare in un contesto politico/istituzionale in cui prevale non la proposta e la controproposta, non le idee programmatiche e la capacità di portarle avanti, ma solo “la cattiveria, il sessismo, la denigrazione, l’insinuazione, la volontà di considerarti subordinata ed obbediente oltre ogni ragionevole sopportazione umana” e, dall’altro lato, ho l’altrettanta certezza che questa città, per risorgere davvero, deve dare un trancio netto al passato e deve favorire e consentire un ricambio profondo della classe dirigente a tutti i livelli.

 

F.to Anna Rosa Sessa