Pagani, “Ho sparato a Laierno 3 volte”. Il racconto “choc” in aula del vigilante

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«Si, è lui». Due vigilantes riconoscono in Enrico Laierno l’uomo che il 28 novembre 2014 tentò un assalto armato ad un furgone portavalori in Corso Ettore Padovano. Il riconoscimento è avvenuto ieri mattina, in tribunale, durante una delle udienze valide per il processo a carico del 52enne. L’Antimafia lo accusa di tentato omicidio, aggravato dall’articolo 7. Al banco dei testimoni due vigilantes (le testimonianze degli altri quattro sono state invece acquisite) che con il rapinatore ebbero un contatto diretto. Il primo a testimoniare è stato il caposquadra della scorta armata al porta valori, che sarebbe dovuto giungere nella banca vicina. «Stavamo attraversando la strada quando un uomo con un casco, occhiali e giubbino spuntò da dietro un’auto. Aveva una mitraglietta in mano. L’ho visto per pochi secondi, prima dell’esplosione dei colpi. Dopo poco, caricò di nuovo l’arma, mentre noi fuggivamo». Dal racconto della guardia emergono però nuovi dettagli. E cioè che Enrico Laierno, protetto da un giubbotto antiproiettile, quel giorno beccò tre proiettili allo stomaco. «Riconobbi la fossetta sul suo volto – ha proseguito nel racconto il capo squadra – ero a quattro metri da lui. Gli sparai addosso 3-4 colpi e vidi che indietreggiava. Poi mi sono accorto della folla intorno e decisi di ripararmi dietro una macchina. Lui è scappato, ma decisi di inseguirlo. Quando è scomparso dietro un vicolo, ho preferito desistere»

La conferma che l’identità di quell’uomo fosse riconducibile a Laierno è giunta anche dal secondo vigilante, fisicamente impegnato quel giorno a trasportare la sacca con dentro il contante. «Quando Laierno ha cominciato a sparare, mi sono rifugiato in un condominio. L’ho visto negli occhi, ho riconosciuto lo sguardo. Aveva degli occhiali scuri, da vista, come i miei». I giudici hanno ascoltato anche la testimonianza di un impiegato delle poste, che ha confermato di aver visto sparare un uomo non molto alto dall’interno dell’ufficio postale. Il processo riprenderà alla fine di ottobre, con le testimonianze degli ultimi testi del pm Vincenzo Montemurro. Quell’uomo – che la Dda ritiene essere Enrico Laierno – sparò verso i vigilantes almeno sette proiettili calibro 9×19. L’arma in suo possesso era un mitra. L’assalto al portavalori non riuscì, ma costò il ferimento di almeno tre persone. Il 52enne si diede alla fuga, dando inizio ad un periodo di latitanza durato 2 mesi, al termine del quale si consegnò spontaneamente. Si trova in carcere da più di un anno. I plichi che aveva puntato contenevano 80.000 euro in contanti. Sentito al termine dell’udienza, dopo alcuni momenti di tensione registratisi proprio durante la sua identificazione, Laierno ha spiegato di non centrare nulla con quella tentata rapina. Sottolineando di essersi presentato spontaneamente ai carabinieri, durante quella caccia all’uomo durata quasi due mesi