Pagani. Fa arrestare il figlio. Poi in aula ritratta: “Volevo aiutarlo”

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«Volevo aiutarlo, speravo che gli dessero una punizione. L’ho denunciato è vero, ma l’ho fatto per lui». A parlare è la madre di un 40enne di Pagani imputato al tribunale di Nocera Inferiore per maltrattamenti nei confronti del proprio genitore, chiamato ieri a testimoniare davanti a giudici e a confermare quanto denunciato all’epoca. E’ il 22 novembre 2015 quando i carabinieri della tenenza di Pagani arrestano l’uomo. A denunciarlo è proprio la madre, che ai militari racconta che l’uomo le avrebbe chiesto con insistenza, ma anche con violenza, la somma di 150 euro. Per gli inquirenti, la richiesta era finalizzata ad acquistare droga. Ieri la svolta, presunta o tale, sulla quale il tribunale deciderà come procedere. L’anziana donna avrebbe inventato tutto. A raccontarlo è stata lei stessa, con una testimonianza molto sentita, sfiorando in più di un’occasione anche le lacrime

«Volevo aiutarlo, ho inventato tutto solo per il suo bene. Ero agitata, lui urlava ma non volevo che i vicini sentissero quello che succedeva in casa nostra. Avevo vergogna – ha spiegato – così come ho vergogna questa mattina, a raccontare queste cose». L’anziana si è espressa solo in dialetto, chiedendo persino al pubblico ministero e ai giudici del collegio di fare altrettanto. «Vi prego, non vi capisco». Poi ha tentato di spiegare il perché di quella denuncia, che potrebbe costargli anche un’accusa per falsa testimonianza: «Quando è uscito dal carcere l’ho visto cambiato, mi chiedeva soldi. Gli davo qualcosa, ma non era molto, appena 5 euro per fare un po’ di spesa. Volevo aiutarlo perché non lavorava. Quel giorno stavo cucinando e d’un tratto cominciò a urlare, mi diceva che io non lo volevo bene. Ai carabinieri dissi di portarlo in comunità, di aiutarlo. Volevo che lo punissero». A domanda specifica di pm e giudici, la donna ha chiarito di non aver mai visto il figlio consumare droga. «Non lo so, non me ne intendo e non so vedere se una persona ne fa uso o meno». Il tribunale si è aggiornato alla prossima udienza, valutando quando sostenuto dalla donna. L’ipotesi è che la stessa, presa dallo sconforto all’epoca dei fatti e da sentimenti contrastanti, abbia realmente voluto “aiutare” il figlio con quella denuncia. Per poi pentirsi, successivamente, dichiarando di essersi inventata tutto. Il processo si avvia alle battute finali. L’imputato è difeso dall’avvocato Rino Carrara ed è attualmente ristretto in un centro specializzato di recupero