Dietro il fallimento della partecipata per lo spazzamento e la raccolta di rifiuti, ci sarebbero scelte politiche, contrasti interni e c’è un licenziamento dichiarato illegittimo.
di Marco Visconti
La Sam, azienda speciale interamente partecipata dal Comune di Pagani, avrebbe dovuto rappresentare il braccio operativo dell’ente per servizi e progetti strategici. Negli ultimi anni, però, è diventata il simbolo di una gestione confusa, spia della sequela di amministratori unici succeduti in poco tempo, segnata da decisioni politiche controverse e da un clima di tensione, spesso segnalato dagli stessi operatori ecologici, che ha finito per comprometterne la funzionalità. La recente sentenza del Consiglio di Stato, che ha confermato l’illegittimità della revoca dell’amministratore unico Mario Carpentieri, è solo il punto di arrivo di un percorso tortuoso.
Nel 2022 il Comune rimuove Mario Carpentieri dall’incarico di amministratore unico. La decisione viene subito contestata perché contraria allo statuto, che prevede la revoca solo in presenza di una “giusta causa”. Tar prima e Consiglio di Stato poi annullano l’atto, chiarendo che le motivazioni dell’amministrazione non giustificavano la rimozione. La sentenza produce un effetto diretto: l’apertura di un contenzioso oneroso per il Comune. La vicenda rivela un punto cruciale: la gestione della partecipata è stata travolta da dinamiche politiche che hanno prevalso sulla necessaria continuità amministrativa.

Dentro la SAM: una struttura paralizzata
Oltre al caso Carpentieri, ciò che emerge è il progressivo indebolimento della Sam. La società ha subito: assenza di una linea strategica stabile; conflitti ripetuti tra organi societari e Comune; decisioni incerte, talvolta contraddittorie; un clima di costante contrapposizione tra gestione tecnica e politica, non ultimo l’interesse dell’ex sindaco Bottone di inserirsi alla gestione della partecipata. Questa instabilità ha impedito alla partecipata di svolgere la propria funzione e l’ha spinta verso il declino operativo ed economico.
Il ruolo del sindaco: una scommessa che segna l’intera vicenda
Al centro della crisi c’è la gestione politica della Sam. Il sindaco Raffaele Maria (Lello) De Prisco ha scelto di assumere un ruolo diretto su una società già fragile, trasformando la sua conduzione in una sorta di test politico personale. La forte ingerenza, invece di rafforzare la governance, ha alimentato tensioni interne e irrigidito i rapporti con l’amministratore unico, fino a portare alla revoca poi annullata dai giudici. La partecipata è diventata così un campo di battaglia, più che uno strumento di servizio alla città.
La voce di Carpentieri: “Un tentativo di delegittimazione”
Dopo la sentenza definitiva, Carpentieri parla apertamente del comportamento dell’amministrazione. Secondo l’ex amministratore, la revoca fu un atto politico mascherato da provvedimento gestionale: “È stata una decisione infondata, che ha colpito non solo la mia figura professionale, ma la stabilità della società”. Critica anche il Comitato di Controllo Analogo, che durante la sua gestione avrebbe prodotto ostacoli e contestazioni ritenute infondate nelle sedi giudiziarie.
Il processo penale e l’assoluzione: un capitolo parallelo
Nel frattempo Carpentieri era stato coinvolto in un procedimento penale relativo a un credito d’imposta riferito a fatti avvenuti prima del suo incarico. Dopo tre udienze viene assolto con formula piena: “per non aver commesso il fatto”. Un iter che ha lasciato conseguenze pesanti: sequestro di beni personali; blocco dei conti correnti; impatto emotivo sulla famiglia. Carpentieri definisce l’intera vicenda “una delegittimazione politica e personale”, superata solo grazie all’esito giudiziario. Dal fallimento della governance alla sentenza che riconosce l’illegittimità della revoca, passando per il deterioramento dei rapporti interni, la storia della SAM racconta un modello di gestione inadeguato. Il risultato è un danno economico, d’immagine e di funzionamento che pesa sulla collettività. La vicenda impone ora una riflessione sulle partecipate comunali: senza competenza, trasparenza e stabilità amministrativa, ogni ente pubblico rischia di trasformarsi da risorsa a problema.

