Pagani Bimba muore a pochi secondi dalla nascita: per la Procura non fu colpa dei medici

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La morte della piccola Carmen non è da attribuire all’operato dei medici che ne gestirono la nascita. E’ questa la decisione della procura di Nocera Inferiore, che ha chiesto per la seconda volta l’archiviazione di 4 camici bianchi indagati per omicidio colposo. I fatti risalgono allo scorso 3 maggio 2014, quando all’ospedale Umberto I arriva una giovane mamma di Pagani, Carmela Rosa. E’ già oltre i 9 mesi di gravidanza, quindi pronta a partorire. Con una prima visita effettuata da un medico ginecologo, la donna viene rassicurata sulle sue condizioni. La stessa si consulta anche con il medico di base al cellulare. I dolori che però avverte una volta arrivata in ospedale si fanno più forti, tanto da costringerla ad un ritorno in reparto per essere ricoverata. I primi tracciati registrano un battito debole nel feto, ma il taglio cesareo che viene effettuato d’urgenza non salva la piccola Carmen, che muore pochi secondi dopo essere venuta al mondo. La conseguente denuncia dei familiari apre quindi l’indagine, con le posizioni di quattro medici attenzionate per il reato di omicidio colposo.

Secondo l’autopsia del medico legale Giovanni Zotti, il feto morì per un «infarto acuto della placenta». Un evento giudicato «prevedibile ma non prevenibile». La difesa, rappresentata dagli avvocati Francesco Bonaduce e Monica Abagnara, si oppone e contesta la diagnosi “sbagliata”, perché generata da una cartella clinica “incompleta”. In quest’ultima infatti, mancherebbero 2 dei 4 tracciati cardiotocografici effettuati nel periodo del ricovero. Le nuove indagini disposte dal gip Giovanna Pacifico, che respinge l’archiviazione della procura, si rifanno dunque ad una verifica da effettuare sui dati mancanti e sulla conferma o meno di quanto accertato dal medico legale in prima battuta.

Le conclusioni: anche con le nuove indagini il quadro della procura è risultato essere identico al precedente. «Pur essendo vero – si legge – che due dei quattro tracciati non risultano in cartella clinica, bisogna osservare che il primo era regolare, il secondo non registrava battiti cardiaci fetali e gli altri due non rilevavano battiti cardiaci fetali». In sostanza, “indipendentemente dal numero di tracciati”, la diagnosi di “infarto acuto del parenchima placentare” risulta compatibile. Il feto sarebbe morto per mancanza di sangue, interrotto proprio da quell’infarto. Non esisterebbe dunque nesso di casualità tra la morte della piccola e l’operato dei medici. Al gip spetterà ora la decisione finale.