“Quando ho sentito sparare, ho pensato fossero petardi. Dissi ad un cliente che mi stava vicino: “E’ arrivato già Natale?”. Poi caddi a terra, battendo la testa. Solo allora mi accorsi che avevo una ferita alla gamba. Mi riparai sotto la cassa, insieme ad una cliente. Non riuscivo a piegarla. Un ragazzo riuscì ad estrarmi il proiettile facendo un laccio con dei guanti. Per quattro mesi non sono riuscita a mettere per bene il piede a terra“. E’ cominciato così il racconto della cassiera del Sunrise, il supermercato in via Padovano, la strada presso la quale il 28 novembre Enrico Laierno tentò un assalto armato ad un furgone portavalori. L’udienza celebrata ieri in tribunale ha visto la testimonianza delle sette persone finite loro malgrado coinvolte – alcune anche ferite gravemente – nella sparatoria tra il 52enne paganese oggi sotto processo e le guardie giurate che scortavano il furgone diretto alla banca vicina. Dopo la cassiera, è toccato raccontare la sua esperienza ad un cliente dello stesso supermercato, finito colpito ad una mano. Una sorte peggiore aveva invece colpito Enrico Malet, gioielliere giunto presso la sua attività proprio mentre Laierno si preparava ad assaltare le guardie che trasportavano il plico con dentro 80.000 euro in contanti. Uscito dall’auto, non si era accorto di nulla, fino a quando non restò impietrito davanti alla figura di un uomo accovacciato, nascosto, con in mano un mitra. Provò ad indietreggiare – ha raccontato – poi fu raggiunto da un colpo che gli trapassò la guancia destra, spaccandogli i denti. Fu sottoposto ad una delicata operazione chirurgica.
Ai giudici è toccato raccontare quanto visto anche ad un impiegato di banca, il quale ha precisato di ricordare solo di aver visto un uomo con un casco e un giubbotto. Più concitato il racconto di un funzionario delle poste, che dopo aver scaricato la corrispondenza vide una guardia giurata fuggire con stretto il plico con i soldi. La stessa si rifugiò dentro un portone, mentre l’impiegato insieme ad altre due persone nel gabbiotto di una portineria. Quando uscirono, videro Laierno con il mitra ancora stretto tra le mani. Nel racconto dei sette testimoni, tuttavia, nessuno ha detto di aver visto in faccia il rapinatore, limitandosi a fornire solo una descrizione fisica. La prossima udienza è prevista per il 18 novembre, con l’ultimo test della Procura e l’inizio delle audizioni dei testi della difesa, rappresentata dall’avvocato Bonaventura Carrara. Enrico Laierno sparò con un mitra 9 proiettili verso i vigilantes. Quell’agguato di fuoco costò il ferimento di tre persone. L’uomo si diede alla fuga nel vicolo adiacente la villa comunale, per poi consegnarsi spontaneamente ai carabinieri di Nocera Inferiore dopo due mesi. E’ accusato di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso. Nelle scorse udienze, il 52enne ha spiegato di non centrare nulla con quell’episodio

