Pagani 11 anni dopo, l’esempio e il ricordo di Marco Pittoni

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11 anni son trascorsi da quel maledetto 6 giugno, da quella mattinata che sembrava calda come tutte le altre di quel giugno, calma ma tranquilla. Invece quel maledetto 6 giugno entrò nell’archivio del sangue cruento e innocente, il sangue versato a Pagani, con la classificazione vana di eroe suo malgrado, dal tenente dei carabinieri Marco Pittoni, un esempio di sacrificio, la volontà di non arrendersi al crimine, ad una banda di ragazzotti che veniva da fuori e che quella mattina aveva preso di mira l’ufficio postale centrale di Pagani, dove Marco si trovava proprio per discutere di sicurezza col direttore. Non ci pensò sopra, non fece alcun calcolo personale. Da vero servitore dello stato, tentò di fermare la mano armata dei rapinatori. Gli andò malissimo. Contro di lui, furono esplosi colpi mortali, fu inutile la corsa in ospedale. Aveva 33 anni e una vita davanti, aveva la nostra amica e collega Tiziana, la famiglia e gli amici in Sardegna. All’improvviso tutto spento, il buio calò su di lui, le vite vicine alla sua e sulla città di Pagani, che reagì con grande partecipazione e afflato. Sono trascorsi 11 anni e il tempo passa. Ma resta vivo il ricordo di un eroe normale, un ragazzo con valori autentici, pronto a spendere la vita per difenderli. Pagani gli ha dedicato diverse cose. Non lo dimentica. Non potrà farlo mai, il sangue non si dimentica, fa parte in un modo o nell’altro della storia di una comunità.